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I momenti più significativi delle convention di Cleveland per i repubblicani e di Philadelphia per i democratici. Dopo l’investitura, si apre la fase finale della corsa alla Casa Bianca

A supporter of former Democratic presidential candidate Senator Bernie Sanders wears a United States flag outside the Wells Fargo Center in Philadelphia

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Il mese di luglio consegna all’America due candidati alla presidenza che sono specchio del nuovo corso politico statunitense. Un outsider proveniente dal mondo imprenditoriale come Donald J Trump per il Grand Old Party repubblicano, e un’ex first lady figlia dell’establishment democratico, Hillary Clinton, che si propone anche come prima donna presidente della storia per la Casa Bianca.

 

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Delegates cheer at the annoucement that Hillary Clinton is named the Democratic Party nominee for president at the Democratic National Convention in Philadelphia, Pennsylvania, U.S., July 26, 2016. REUTERS/Rick Wilking - RTSJTK8

 

Entrambi hanno dovuto penare non poco per imporre la loro candidatura ai rispettivi partiti: per Trump lo sgambetto finale è arrivato dal rivale Ted Cruz, che durante lo speech alla convention di Cleveland ha chiesto ai repubblicani di “votare secondo coscienza”; per la Clinton, invece, che ha scelto Philadelphia come sede del raduno, fino all’ultimo è pesato il suo ruolo discutibile come ex Segretario di Stato e la figura ingombrante di Bernie Sanders, fischiato dal popolo dem che gli ha rimproverato il voltafaccia dell’endorsement pro Hillary.

In ogni caso, entrambe le convention non sposteranno di molto i voti degli elettori americani, sostanzialmente spaccati e decisi a votare chi, secondo loro, è il “meno peggio”. L’unico vero dato è l’ufficialità delle nomine e la designazione dei vice-presidenti: il governatore dell’Indiana Mike Pence per Trump e l’ex governatore della Virginia Tim Kaine per la Clinton.