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Nelle elezioni congressuali speciali i repubblicani vincono in Georgia, Kansas, Montana e South Carolina. Il circuito mediatico-giudiziario in salsa italiana, innescato per far cadere il presidente Trump, non sta funzionando

Republican U.S. presidential candidate Donald Trump speaks during a campaign rally at the Treasure Island Hotel & Casino in Las Vegas

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di Alfredo Mantici

Per l’opinione pubblica americana il 21 giugno doveva rappresentare un piccolo “Super Tuesday”. Una speciale giornata di elezioni che, dopo mesi di polemiche roventi per il Russiagate, avrebbe dovuto mandare politicamente al tappeto il presidente Donald Trump e mettere seriamente in difficoltà il partito repubblicano in vista delle elezioni di mid-term del 2018.

 

Il luogo prescelto per il test elettorale – le elezioni congressuali speciali – era il Sesto distretto della Georgia, dove gli elettori erano chiamati a votare per mandare alla Camera dei Rappresentanti di Washington un novo deputato in sostituzione di Tom Price, già membro del Congresso, dimissionario dopo essere entrato nel governo Trump con l’incarico di ministro della Salute. Nella stessa giornata gli elettori sono stati chiamati a votare in elezioni suppletive anche in Kansas, nel Montana e in South Carolina.

 

Il voto in Georgia

Nella contesa georgiana – che è quella che ha maggiormente richiamato l’attenzione a livello nazionale – si sono affrontati Karen Handel, per i repubblicani, e Jon Ossoff, per il partito democratico. In quella che è stata definita la campagna elettorale più costosa della storia americana, i democratici hanno dispiegato tutte le loro energie economiche e organizzative: 27 milioni di dollari e 12mila volontari.

 

In gioco per loro non c’era soltanto l’obiettivo di mandare in parlamento un giovane progressista poco più che trentenne – frettolosamente definito dalla stampa liberal d’oltreoceano «il nuovo Obama» – ma soprattutto di dimostrare all’America che l’elettorato iniziava a voltare le spalle al tycoon newyorkese e al suo partito, indeboliti da una martellante campagna stampa e da inchieste politico-giudiziarie mirata a portare all’impeachment del presidente.

 

Karen Handel

 

A favore del giovane candidato democratico giocava non solo il sostegno quasi unanime della stampa nazionale, delle reti televisive e dei sondaggisti, ma anche il profilo politicamente poco significativo della sua avversaria, una funzionaria del partito repubblicano di 55 anni che per dieci anni, dal 2007, aveva tentato invano di farsi eleggere in Georgia.

 

Gli undici milioni di dollari spesi da Jon Ossoff per una serie incessante di spot televisivi non gli sono stati sufficienti per impedire a Karen Handel non solo di conquistare il seggio con un largo margine di vantaggio, ma anche di ottenere un record nazionale, quello di essere la prima donna inviata al Congresso di Washington dagli elettori georgiani.

 

Jon Ossoff(Il democratico Jon Ossoff sconfitto in Georgia)

 

 

Perché hanno perso i democratici

La debacle del partito democratico in Georgia è stata resa ancora più bruciante dalle sconfitte subite dai suoi candidati negli altri stati in cui si celebrava il piccolo “Super Tuesday” del 21 giugno. Anche in Kansas, Montana e South Carolina i seggi lasciati vacanti alla Camera dei Rappresentanti da deputati che sono entrati nell’Amministrazione Trump sono andati ai repubblicani.

 

Eric Bradner, un commentatore politico della CNN, la rete televisiva forse più schierata contro Donald Trump, ha intitolato un editoriale pubblicato il 22 giugno sul sito del canale con un titolo significativo: «I democratici sono andati sotto 0 a 4. Quando cominceranno a vincere?».

 

È una domanda che si pongono anche i leader del partito democratico, convinti da sondaggisti e opinionisti di Washington – evidentemente lontani dall’“America profonda” – che i primi mesi di presidenza Trump – resi così difficili dal Russiagate - avessero già trasformato il neo presidente in “un’anatra zoppa” minando la fiducia degli elettori nel suo partito.

 

Le cose evidentemente non stanno andando nel modo sperato dai circoli liberal di Washington, New York e Los Angeles, come ha riconosciuto dopo la sconfitta di Ossoff in Georgia uno dei leader più in vista del partito democratico, il deputato del Massachusetts Seth Moulton: «La contesa per la Georgia – ha detto in un’intervista televisiva – dovrebbe dare la sveglia al partito democratico. Abbiamo bisogno di dare un nuovo, genuino, messaggio, di un serio piano per l’occupazione che raggiunga tutti gli americani».

 

Nancy Pelosi(Nancy Pelosi, leader dei deputati democratici alla Camera)

 

Il problema per il partito democratico è serio perché tra poco più di un anno si terranno le elezioni di mid-term che porteranno al rinnovo della metà dei seggi nella Camera dei Rappresentanti e a un terzo di quelli del Senato. I democratici contavano di iniziare la campagna elettorale avendo alle spalle, grazie alle elezioni suppletive del 21 giugno, un verdetto negativo e definitivo nei confronti di Donald Trump.

 

Invece il risultato è stato opposto, segno che la fiducia degli elettori americani nei confronti del nuovo presidente non è in calo, ma lo è piuttosto quella dei maggiorenti democratici nei confronti di Nancy Pelosi. In questi mesi la leader dei deputati democratici alla Camera ha puntato tutte le sue carte sul tentativo di scalzare Trump per via politico-giudiziaria. I fatti, però, dicono che dal Russiagate - il presunto scandalo delle relazioni proibite tra collaboratori di Trump e diplomatici russi – non è ancora emerso alcunché di significativo.

 

«Credo che solo un idiota possa pensare di vincere la maggioranza alla Camera con la Pelosi al comando», ha commentato il deputato democratico del Texas Filemon Vela, che pure fino al 21 giugno era un suo sostenitore. «Nancy Pelosi non è stata la sola causa della sconfitta di Ossoff – ha aggiunto – ma certamente ne è stata una delle ragioni».

 

Filemon Vela(Filemon Vela, tra i deputati democratici più critici della leadership del partito)

 

I risultati di queste ultime elezioni dimostrano che il partito democratico non può pensare di riconquistare la leadership in America facendo leva soltanto su un aggressivo, quanto alla prova dei fatti inefficace, circuito mediatico-giudiziario “italian style”.

 

Gli scandali veri o presunti evocati da “gole profonde” – molto amate e prontamente rilanciate dai media – non hanno superato la prima vera verifica elettorale. Il 22 giugno il sito American Greatness, con assoluto sprezzo del ridicolo, ha pubblicato il seguente scoop: «Diciassette agenzie di intelligence degli Stati Uniti confermano che le macchine elettorali del Sesto Distretto della Georgia sono state manipolate da agenti della Federazione Russa, con l’intento di provocare la sconfitta di Jon Ossoff. Fonti anonime dell’intelligence confermano la Russia connection [] Non si sa come gli agenti dell’FSB (il servizio di sicurezza russo, ndr) hanno avuto accesso alle macchine elettorali [] ma si sa che queste macchine sono prodotte da una ditta di New York del quale è azionista di minoranza Jared Kushner, genero del presidente Trump».

 

Se continuano a puntare su scoop di questo genere, i democratici molto difficilmente risaliranno la china dei consensi. La “sveglia della Georgia” si è fatta sentire. Se vorranno provare a battere il partito avversario e il presidente, dovranno farlo con gli strumenti della politica.