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Il Pentagono intende inviare uomini e mezzi lungo i confini che separano la Russia dall’Europa. Una strategia provocatoria destinata a inasprire le tensioni tra l'Alleanza Atlantica e il Cremlino

Norway's Air Force F-16 fighters patrol over the Baltics during a NATO air policing mission from Zokniai air base near Siauliai

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Dopo la notizia pubblicata il 13 giugno dal New York Times, secondo cui il Pentagono sarebbe pronto a inviare 5.000 soldati, carri armati e altre armi pesanti nei Paesi Baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) e dell’Est Europa (Polonia, Romania, Bulgaria ed eventualmente Ungheria) per rispondere “all’aggressione militare” della Russia in Ucraina, arrivano le prime conferme da parte delle diplomazie degli Stati interessati.

 

Secondo Russia Today, i governi di Polonia e Lettonia stanno già portando avanti le trattative con Washington per ospitare lo stanziamento permanente di truppe e mezzi americani nei loro territori situati al confine con la Russia. In queste aree sarebbero già stati allestiti depositi per contenere armi e attrezzature militari dell’esercito statunitense. Dopo la visita dei suoi emissari a Washington, il governo di Varsavia ha rassicurato sul fatto che una decisione in merito verrà presa a breve, vale a dire al vertice della NATO del 24 e 25 giugno, al quale prenderanno parte i ministri della Difesa dei Paesi membri.

 

Se l’appoggio dei Paesi Baltici e della Polonia è dunque certo, gli USA avranno più difficoltà a far allineare alla loro posizione l’Ungheria, vicina a Mosca per interessi economici (vedi l’intesa raggiunta pochi mesi fa per potenziare la centrale nucleare di Paks) e in disaccordo con Bruxelles per l’imposizione di sanzioni alla Russia.

 

Gli USA sembrano comunque intenzionati a insistere su questa strada, e se arriveranno l’approvazione del segretario della Difesa Ashton Carter e della Casa Bianca, il Pentagono presenterà il piano al prossimo summit della NATO.

 

Se le premesse sono queste, è inevitabile aspettarsi delle nuove tensioni lungo i confini che separano la Russia e dall’Europa dell’Est. D’altronde, il quantitativo di uomini e mezzi che il Pentagono ha intenzione di inviare nell’area equivarrebbe alle misure adottate per oltre un decennio in Kuwait dopo l’invasione da parte dell’Iraq nel 1990.

 

Estonian army soldiers launch grenade during the NATO military exercise Hedgehog 2015 at the Tapa training range

 

Nel Mar Baltico al momento è operativa l’esercitazione militare della NATO Baltops, guidata dagli Stati Uniti: 50 tra navi, sottomarini e intercettatori inviati da 17 Paesi membri (Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti più gli alleati Svezia, Finlandia e Georgia) e un totale di 5.600 soldati.

 

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Il capo delle operazioni militari dell’esercito russo, il generale Andrey Kartapolov, ha detto che nel 2014 l’intensità delle attività di addestramento della NATO nell’area è cresciuta dell’80% rispetto agli anni precedenti. In particolare, sono state incrementate le operazioni dei caccia dell’aviazione americana, a cui la Russia ha risposto con le incursioni dei suoi bombardieri Tupolev-95 vicino allo spazio aereo dei Paesi NATO confinanti.

 

Con questo imponente assembramento di mezzi militari, frizioni e scambi di accuse nel Mar Baltico sono all’ordine del giorno. L’11 giugno l’ultimo episodio: un velivolo militare di sorveglianza russo ha sorvolato quattro navi da guerra dell’Alleanza Atlantica (tra cui il cacciatorpediniere americano Jason Dunham) a un’altitudine di 150 metri. Questa situazione, riflesso della crisi ucraina dove si continua a combattere nonostante formalmente sia in vigore un cessate il fuoco concordato a Minsk lo scorso febbraio, non può essere sostenuta ancora molto a lungo. Se così invece sarà, nello scontro tra Mosca e Washington a pagare il prezzo più caro continuerà a essere l’Europa.