STATI UNITI D'AMERICA -

Gli USA continuano a spedire uomini e mezzi lungo i confini europei della Russia. Una mossa arbitraria che alimenta nuove tensioni tra la Casa Bianca e il Cremlino

U.S. army soldiers stand in formation during a joint Bulgarian-U.S. "Platinum Lion 15-2" military exercise at Novo Selo military base

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Prosegue nell’Est Europa il posizionamento di mezzi e uomini da parte delle forze armate americane. Recentemente gli USA hanno deciso di dislocare carri armati in Bulgaria, suscitando però non poche polemiche nel Paese. La Bulgaria aveva inizialmente obbiettato ai progetti americani, ma è un Paese così debole da aver riconosciuto di non potersi neanche permettere di entrare nell’Euro (per non finire come la Grecia). Inoltre, benché dipenda dal gas russo, riceve ingenti investimenti industriali da parte degli Stati Uniti. Nessuno Stato in Europa può permettersi di dire di no a Washington, tanto meno la Bulgaria.

 

Il 7 luglio il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, è stato interpellato sulla questione dalla Radio Nazionale Bulgara. Stoltenberg ha spiegato che il dislocamento effettuato dagli USA non è stato svolto in ambito NATO. La decisione è stata invece il risultato di una scelta congiunta tra Washington e Sofia. Per parte sua la NATO aveva comunque già deciso un rafforzamento dei dispositivi nei paesi dell’Est Europa dopo l’inizio della crisi in Ucraina. Nella fattispecie, per la Bulgaria era stato previsto l’invio di un comando con 40 ufficiali, di cui metà bulgari.

 

In precedenza Stoltenberg aveva dichiarato il 4 giugno all’agenzia Reuters: “Quello che vediamo è più imprevedibilità, più insicurezza, più disordini [...] (Ma) credo che non vediamo alcuna minaccia immediata contro qualsiasi paese della NATO da est”. Il riferimento è ovviamente alla Russia, il che dimostrerebbe che la NATO su questo fronte è in aperta contraddizione con i generali dell’esercito americano, i quali invece negli ultimi mesi hanno continuato a lanciare allarmi su possibili attacchi da parte di Mosca.

 

NATO Secretary General Stoltenberg addresses a news conference after a meeting of the NAC  in Defense Ministers session at the NATO headquarters in Brussels

Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg

 

Gli antefatti

Per meglio interpretare la portata della vicenda occorre vederne gli antefatti. Nel novembre del 2014 il generale Ben Hodges, Allied Land Command in Europa, ha annunciato il futuro dislocamento di mezzi pesanti americani dai Baltici alla Bulgaria. Tra i mezzi previsti: carri M1 Abrams, veicoli da combattimento Bradley, cannoni Howitzer. Il generale Hodges ha parlato anche di truppe impegnate per mesi in esercitazioni, aggiungendo che mezzi e militari sarebbero poi rimasti in stay behind, mantenendo cioè la posizione senza avanzare. Dopo di lui, il generale John O’Connor, a capo del 21st Theater Support per l’Europa, ha dichiarato che i mezzi – 750 carri nei soli Paesi Baltici – sarebbero rimasti tanto a lungo quanto necessario per fare da deterrente a una possibile aggressione russa.

 

All’epoca, però, il ministero della Difesa bulgaro ha comunicato di non aver ricevuto una richiesta sul dislocamento dei mezzi USA. Vale a dire che gli Stati Uniti lo hanno deciso prima di chiedere il parere ai Paesi interessati. Nella recente polemica per i carri americani, è intervenuto anche il ministro degli Esteri bulgaro, che però con le sue dichiarazioni ha generato ancora più confusione: “Le truppe NATO sono nostre truppe, che siano della Germania, della Francia, degli Stati Uniti. Abbiamo un accordo di protezione reciproca con tutti questi Paesi”. A smentirlo è stato Stoltenberg in persona, il quale ha tenuto a specificare che l’accordo di protezione è con la NATO nel suo insieme, e non con suoi singoli membri. E la NATO non aveva deciso il dispiegamento di carri americani.

 

All’annuncio degli USA nel 2014 erano seguite le obiezioni soprattutto della Germania, perché quel dispiegamento di mezzi pesanti avrebbe violato quanto pattuito tra NATO e Mosca nel 1997, vale a dire il divieto di concentrare truppe per periodi prolungati in prossimità dei confini europei della Russia.

 

Gli USA hanno risposto utilizzando un ragionamento capzioso per far valere la loro posizione. A Douglas Lute, ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, è toccato spiegare che “i carri sono vuoti e saranno parcheggiati e mantenuti nelle aree di addestramento nei sei paesi dell’Est [...] Poi i soldati, esercitazione dopo esercitazione, saranno portati lì per addestrarsi con gli alleati”.

 

I numeri raccontano però un’altra realtà. In Bulgaria sono annunciate oltre 70 esercitazioni militari congiunte entro la fine del 2015, con 2.500 militari statunitensi dislocati nello svolgimento delle manovre. Considerato che ogni esercitazione può durare dai 4 ai 6 giorni, ecco che carri, materiali e soldati USA saranno in Bulgaria per tutto l’anno.

 

La strategia degli USA  

Il punto nevralgico della questione è che gli USA, contraddicendo sistematicamente le misure della NATO, stanno dispiegando uomini e mezzi in prossimità dei confini della Russia per proprio conto con accordi bilaterali. E così, mentre la NATO segue il progetto della New Europe nordica concentrando mezzi e truppe a tutela dell’area Nord Est dell’Europa, gli USA perseguono un progetto di “contenimento” nei confronti di Mosca istituendo un corridoio ostile che va dal Mar Baltico al Mar Nero.

 

Obama greets soldiers as he arrives aboard Air Force One at Maxwell Air Force Base in Montgomery, Alabama

Il presidente Barack Obama fa visita ai soldati americani

 

Nel caso specifico della Bulgaria, essendo questo un Paese membro dell’UE e della NATO, gli USA stanno scavalcando entrambi gli organismi. Attenersi alle decisioni della NATO avrebbe voluto dire attenersi a decisioni prese all’unanimità. Ma già la Germania aveva manifestato i propri dubbi, senza dimenticare che sarebbe occorso anche il consenso della Turchia e della Grecia. Impresa complicata oggi.

 

Tutto questo porta a dire che gli USA stanno applicando in Europa la logica della Dottrina Monroe. Washington usa l’Europa come proprio cortile di casa, in cui agisce in base ai propri interessi strategici. E in Europa l’interesse strategico degli USA è quello duplice di impedire il raccordo tra la potenza economica e tecnologica tedesca con la ricchezza di risorse della Russia (che è anche una potenza nucleare). Concetto ribaditi dal politologo americano George Friedman.

 

L’Europa nuovo terreno di scontro

La guerra in Ucraina ha garantito il primo risultato, allontanando Germania e Russia. L’intero piano EIC (European Infrastructure Consolidation), parte organizzativa della European Reassurance Initiative annunciata dal presidente Barack Obama nel giugno del 2014, va in questa direzione fondandosi sull’abbandono di vecchie basi militari americane a Ovest per il rafforzamento a Est.

 

Il risparmio previsto di 500 milioni di dollari sarà reinvestito, e implementato fino a un miliardo, nelle capacità di risposta a Est. Il tutto con una riduzione degli effettivi militari americani risibile rispetto ai propositi di sganciamento previsti prima della crisi ucraina. Da 68.000 si arriverà infatti a 65.800. Un po’ poco per un’Amministrazione che al momento del suo insediamento aveva promesso la fine di molte delle guerre che vedono coinvolti gli Stati Uniti in tutto il mondo. Anche in Europa.

di Tersite