VENEZUELA -

Alta tensione dopo il rimpatrio forzato di un migliaio di colombiani dallo stato venezuelano di Tachira. L’esito del confronto tra Caracas e Bogotà avrà ripercussioni sui prossimi appuntamenti elettorali nei due Paesi

People carry their belongings while crossing the Tachira river border with Venezuela into Colombia near Villa del Rosario village

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di Rocco Bellantone

Gli oltre duemila chilometri di confine che separano Venezuela e Colombia rappresentano da sempre un terreno in cui si consumano scontri diplomatici e scambi d’accuse tra i governi di Caracas e Bogotà. L’ultimo episodio risale allo scorso 19 agosto, giorno in cui il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato d’emergenza nello stato di Tachira, confinante con la Colombia, a seguito del ferimento di tre ufficiali dell’esercito e di un civile nei pressi della città di San Antonio del Tachira, colpiti secondo le autorità di Caracas da uomini armati appartenenti a un gruppo paramilitare colombiano.

 

Inizialmente l’ordine di Maduro era di chiudere i valichi di frontiera per 72 ore. Il blocco si è però protratto nei giorni successivi e permane tutt’ora, così come restano in vigore una serie di misure restrittive in sei città dello stato di Tachira. Il governo ha inviato nella zona 1.500 soldati a sorvegliare le frontiere, imponendo per 60 giorni il divieto di organizzare manifestazioni di protesta. Lo stato di Tachira non è nuovo a situazioni del genere. Già lo scorso anno per diverso tempo le frontiere con la Colombia erano state chiuse nelle ore notturne per fermare i traffici dei contrabbandieri, che sfruttano la porosità dei confini tra i due Paesi per trasferire e rivendere in Colombia a prezzi più alti beni acquistati a basso costo in Venezuela. Per reati di questo tipo in totale nel 2014 le forze di sicurezza venezuelane hanno arrestato 6mila persone.

 

Venezuela's President Nicolas Maduro speaks during a news conference at Miraflores Palace in Caracas

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro

 

L’emergenza umanitaria nello stato di Tachira 

Quella in atto nello stato di Tachira in questi giorni non è però solo una guerra al contrabbando. Alla dichiarazione dello stato d’emergenza sono infatti seguiti rastrellamenti a tappeto che hanno portato all’espulsione di centinaia di colombiani che risiedono in Venezuela privi di regolare permesso. Jose Gregorio Vielma Mora, governatore dello stato di Tachira, ha affermato che finora i colombiani rimpatriati sono stati 791. Le autorità di Bogotà parlano invece di oltre mille concittadini costretti ad abbandonare le loro abitazioni, marchiate in questi giorni con la lettera “D” (l’iniziale di demolizione) dalle forze di sicurezza venezuelane.

 

In centinaia sono stati obbligati a caricarsi sulle spalle tutto ciò che hanno potuto, compresi frigoriferi, divani e armadi, e dirigersi verso la Colombia seguendo il percorso del fiume Tachira. Il ministro dell’Interno colombiano, Juan Fernando Cristo, durante la sua visita nella città di Cucuta ha accusato il governo venezuelano di aver provocato una tragedia umanitaria, di aver violato i diritti umani di centinaia di colombiani residenti in Venezuela e di aver separato almeno trenta minori dalle rispettive famiglie.

 

Colombia's soldiers stand in front of Venezuela's National Guards at Simon Bolivar international bridge, on the border with Colombia, at San Antonio in Tachira state

San Antonio del Tachira. Le forze di sicurezza venezuelane e colombiane schierate al confine tra i due Paesi

 

Gli interessi in gioco

Caracas ha respinto le accuse, dichiarando che questo giro di vite si è reso necessario al solo scopo di fermare i traffici illeciti e arrestare i contrabbandieri. Nelle ultime ore i governi hanno tentato di risolvere la questione con la diplomazia, organizzando il 26 agosto a Cartagena de Indias un incontro tra il ministro degli Esteri colombiano Maria Angela Holguin e la sua omologa venezuelana Delcy Rodríguez. Ricucire i rapporti non sarà però semplice. Al presidente colombiano Juan Manuel Santos è stato rimproverato in patria di aver centellinato i toni forti nel confronto a distanza con Maduro.

 

Se Santos ha optato per la prudenza è perché nei rapporti con Caracas sono in gioco interessi economici e politici di primo piano. Il Venezuela è infatti un importante partner commerciale della Colombia, da cui acquista ingenti quantitativi di generi alimentari e di altri beni di consumo. Inoltre il governo venezuelano da anni si sta impegnando in prima linea per la riuscita dei negoziati di pace in corso a L’Avana con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Molti però hanno ricordato a Santos che il Venezuela è lo stesso Paese che negli ultimi anni ha offerto riparo a molti guerriglieri colombiani, tra cui diversi esponenti dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Tra quelli che hanno approfittato del momento difficile di Santos c’è stato l’ex presidente Alvaro Uribe, il quale il 23 agosto si è recato a Cucuta chiedendo che il governo di Bogotà si impegni di più affinché non vengano calpestati i diritti dei suoi cittadini residenti in Venezuela.

 

Colombian President Juan Manuel Santos speaks next to Foreign Minister Maria Angela Holguin, Interior Minister Juan Fernado Cristo and Defense Minister Luis Carlos Villegas at the Narino Palace in Bogota

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos 

 

Gli appuntamenti elettorali in Colombia e Venezuela

Santos è chiamato a riprendere il controllo della situazione non solo per garantire la sicurezza dei tanti colombiani che vivono in Venezuela (circa 5 milioni secondo gli ultimi dati ufficiali), ma anche perché l’esito di questa vicenda avrà delle ripercussioni sulle elezioni regionali in programma il 25 ottobre in Colombia. Un voto che potrebbe riconoscere la vittoria al partito di centro-destra Primero Colombia guidato da Uribe, formazione che sta sfruttando le tensioni con il Venezuela per ottenere il consenso dell’elettorato nazionalista e delle popolazioni che vivono nelle aree più periferiche del Paese.

 

Le elezioni si avvicinano anche per il Venezuela, dove il 6 dicembre si andrà alle urne per le parlamentari. Le opposizioni in questi giorni hanno accusato Maduro di aver imposto lo stato d’emergenza a Tachira proprio per impedire che si svolga una regolare campagna elettorale nelle principali città di questo stato.

 

Sullo sfondo di queste tensioni un altro focolaio di instabilità potrebbe presto divampare nella parte venezuelana della penisola di La Guajira, situata nel punto in cui si incrociano le punte settentrionali dei due Paesi. Se anche qui dovessero registrarsi nei prossimi giorni delle espulsioni di massa di colombiani, lo scontro tra Bogotà e Caracas sarebbe inevitabile.

@RoccoBellantone