VENEZUELA -

Per fermare le violenze serve un intervento deciso da parte delle Nazioni Unite. “Costringere” il presidente Maduro a garantire l’ingresso di aiuti umanitari è l’unico modo per salvare i venezuelani dal caos totale

Demonstrators clash with riot police during the so-called "mother of all marches" against Venezuela's President Maduro in Caracas

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Più di 50 morti, oltre mille feriti e 2.700 persone arrestate. È questo il bilancio della nuova ondata di proteste e scontri iniziata in Venezuela dopo che lo scorso 30 marzo la Corte Suprema ha esautorato l’Assemblea Nazionale dei suoi poteri. Il successivo passo indietro della stessa Corte Suprema non è bastato per placare le tensioni. Da allora la crisi ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti. L’inflazione ha raggiunto livelli record e nei supermercati e nei negozi i beni di prima necessità, a cominciare dal cibo, sono introvabili. Una recente indagine effettuata su scala nazionale ha dimostrato che un terzo della popolazione, dunque circa 10 milioni di venezuelani, da mesi non mangia più di due pasti al giorno.

 

La Federazione dei medici del Venezuela stima che negli ospedali manchi il 98% delle necessarie forniture mediche e che, in media, non siano disponibili 85 farmaci su 100. Ciò ha fatto sì che nell’ultimo anno circa 11.500 neonati siano morti prima di compiere un anno e che la mortalità materna sia aumentata del 65%. Al contempo sono aumentati anche i casi di malaria (+ 76%) ed è tornata una malattia come la difterite, che era stata debellata dal Paese vent’anni fa. Dopo la diffusione di questi dati il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha deciso di licenziare il suo ministro della Sanità, ma ciò chiaramente non è stato sufficiente per dare un segnale rassicurante al popolo e avviare un dialogo con le opposizioni raccolte attorno al leader del MUD (Mesa de Unidad Democratica) Henrique Capriles Radonski.

 

Venezuela's President Nicolas Maduro(Il presidente venezuelano Nicolas Maduro) 

Una road map per l’ONU

L’OAS, l’Organizzazione degli Stati americani, da settimane prova inutilmente a esercitare pressioni politiche sul governo di Caracas. Ma, arrivati a questo punto, per evitare ulteriori spargimenti di sangue e violenze è necessario che sia la comunità internazionale a muoversi in blocco attraverso le Nazioni Unite. In un articolo del 30 maggio dal titolo eloquente, Venezuela Needs International Intervention. Now (Il Venezuela ha bisogno di un intervento internazionale. Adesso), è il quotidiano americano New York Times a tracciare una sorta di road map che l’ONU dovrebbe seguire per traghettare il Paese sudamericano e i suoi 30 milioni di abitanti fuori da questa catastrofe umanitaria.

 

Il primo intervento spetterebbe al segretario generale António Guterres, il quale dovrebbe nominare un coordinatore degli aiuti umanitari destinati al Venezuela. In secondo luogo, l’ONU dovrebbe insistere con il governo Maduro in modo da ottenere l’accesso dei suoi osservatori nel Paese. Solo così le Nazioni Unite potranno quantificare al meglio la portata dei beni di cui necessita la popolazione. Infine, spetterebbe sempre all’ONU ottenere da Maduro che i beni fatti arrivare in Venezuela vengano distribuiti in maniera equa a chi ne abbia realmente bisogno.

 

Antonio Guterres(Il segretario generale dell’ONU António Guterres)

 

La “responsabilità di proteggere”

Nel 2005 la comunità internazionale ha fatto propria la cosiddetta dottrina della “responsabilità di proteggere” per impedire crimini contro l’umanità nel mondo. In Venezuela non vi sono elementi per dimostrare in modo obiettivo e indipendente che il governo di Maduro stia compiendo atrocità di massa contro il popolo venezuelano. Ciò che invece appare ormai evidente agli occhi di tutti è che le scelte politiche del presidente sono alla base di una tragedia umanitaria sempre più devastante per il Paese, motivo per cui Maduro può essere legittimamente accusato di aver commesso crimini che rientrano nella categoria dei cosiddetti “other inhumane acts”, vale a dire “altri atti disumani”.

 

Rifiutarsi in modo sistematico di consentire l’accesso di aiuti e assistenza umanitaria nel Paese potrebbe già essere un motivo più che sufficiente per porlo sotto il giudizio della Corte Penale Internazionale. Se la comunità internazionale non userà il pugno duro nei confronti di Maduro, è difficile credere che nei prossimi mesi il presidente si lascierà convincere a fare un passo indietro dalle opposizioni o dai leader dell’Organizzazione degli Stati americani.