VENEZUELA -

Sganciate granate e sparati colpi contro l’istituzione che ha concesso al presidente Maduro poteri eccezionali, esautorando l’opposizione e aprendo il paese alla dittatura. Situazione fuori controllo

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di Luciano Tirinnanzi

Sale ancora la tensione a Caracas, capitale del Venezuela falcidiata da mesi da proteste violente contro il governo del presidente Nicolas Maduro, accusato di corruzione e di aver tradito il popolo, ormai stremato per la mancanza cronica di derrate alimentari.

Stamani, un elicottero della polizia scientifica ha sganciato una serie di granate contro la sede della Corte Suprema venezuelana, considerata molto vicina al presidente Maduro, rea di aver avallato le modifiche costituzionali che danno più potere al presidente esautorando de facto il parlamento, oggi controllato dall’opposizione, e svuotandolo del proprio ruolo.

Alla guida del velivolo che ha condotto l’attacco c’era un agente della Brigata di azioni speciali (BAE) della Polizia scientifica, Oscar Perez, insieme ad altri uomini. Il gruppo si è poi dileguato nei cieli di Caracas, facendo perdere per il momento le proprie tracce. Nonostante le granate e i colpi d’arma da fuoco sparati contro l’istituzione, non si sono registrati feriti a seguito dell’attacco.

I residenti nel centro della capitale hanno potuto osservare e fotografare l’elicottero, che esibiva su uno dei lati una bandiera con lo slogan “Libertà 350”, in allusione all’articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche.

 

Tareck El Aissami(Il presidente Nicolás Maduro e il vicepresidente Tareck El Aissami)

 

Maduro ha risposto accusando Oscar Perez di essere collegato a Miguel Rodriguez Torres, ex ministro degli Interni e della Giustizia di Hugo Chavez «in contatto con la CIA». Il presidente ha quindi schierato l’esercito nel centro di Caracas e fatto entrare militari nel parlamento, dove si sono registrati scontri con deputati e senatori. Il blitz di Maduro è stato giustificato dal fatto che è in corso «un attacco terroristico» contro le istituzioni.

Mentre il paese è al collasso economico, con i sussidi statali non arrivano e i supermercati svuotati degli ultimi beni (chi può permetterselo, ormai si fa recapitare il cibo via Amazon, il colosso americano degli spedizionieri internazionali), il presidente Maduro resiste a un assalto sempre più stringente contro il suo potere, mentre nelle strade di Caracas si contano ormai quasi cento morti dovuti alle sommosse.

Il paese è perciò sull’orlo del collasso, ma numerosi dissidenti ed espatriati – che anche dall’Europa inviano aiuti e alimenti alle famiglie e al resto della popolazione – affermano che se il governo non crolla è perché esso è sostenuto dai narcotrafficanti, che trovano nel vicepresidente e braccio destro di Maduro, Tareck El Aissami (47 anni, fino a gennaio governatore dello Stato centrale di Aragua), il loro punto di riferimento.

Ad accusare El Aissami, però, non è stato il popolo venezuelano, ma una fonte più autorevole: il Dipartimento del Tesoro americano, che ha inserito il suo nome nella black list degli Stati uniti per il suo «significativo ruolo svolto nel narcotraffico internazionale», tale che il vicepresidente è stato personalmente colpito da sanzioni e non può più entrare negli USA.