VENEZUELA -

Nuove tensioni dopo la scoperta di giacimenti petroliferi offshore nelle acque dell’Oceano Atlantico al confine tra i due Paesi. La posizione del governo venezuelano

Venezuela's President Nicolas Maduro arrives at the national assembly in Caracas

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Chissà se un giorno la “Zona en Reclamación” troverà pace. L’area, situata al confine tra Venezuela e Guyana, è contesa dai due Paesi dalla fine dell’Ottocento. Il 20 maggio la società energetica americana ExxonMobil ha annunciato di aver individuato pozzi petroliferi offshore in un fazzoletto di Oceano Atlantico situato al largo delle coste di questa regione, conosciuta come Territorio Essequibo.

 

La scoperta ha innescato nuove tensioni tra i governi di Caracas e Georgetown, con il Venezuela che inizialmente è tornato a rivendicare la sovranità sull’area. In palio, oltre l’orgoglio nazionale per una contesa che risale ai tempi in cui la Guyana era ancora una colonia britannica, ci sono soprattutto i ricchi proventi che potrebbero derivare dalle estrazioni petrolifere nello Stabroek Block, situato 190 chilometri al largo del Territorio Essequibo.

 

Pubblichiamo alcuni passaggi del comunicato ufficiale diramato dall’Ambasciata del Venezuela in Italia in merito alla questione.

 

Fino a quando esisterà una controversia sul territorio dell’Essequibo, nessuna delle parti potrà concedere permessi per operare sul territorio e nello spazio marittimo non delimitato. La Guyana cerca di portare la disputa territoriale su un piano internazionale, con l’obiettivo di superare il conflitto attraverso il sostegno transnazionale imperialista”.

 

È interessante il passaggio in cui Caracas fa riferimento alla ExxonMobil, che ha ottenuto dal governo di Georgetown una licenza per effettuare esplorazioni al largo delle coste della Guyana.

 

Oil workers attend meeting to discuss oil issues in Maracaibo

 

Il Venezuela e la Guyana devono evitare che attori esterni alla disputa, come ad esempio la Exxon Móvil, possano frapporsi tra i due paesi e influenzarne le buone relazioni bilaterali […] La concessione che la Guyana ha rilasciato alla Exxon Móvil nel 2014 è illegale, poiché riguarda uno spazio marittimo non delimitato. Qualsiasi attività o insediamento sul territorio oggetto di disputa non può produrre alcun tipo di diritto. Il Governo della Guyana ha l’obbligo di rispettare il Diritto Internazionale”.

 

Nonostante gli scambi di accuse delle ultime settimane, Caracas si dice comunque disponibile a tenere vivi i rapporti diplomatici con Guyana.

 

Il Venezuela, secondo la propria tradizione storica, promuove l’integrazione e l’unità latinoamericana e caraibica. La Guyana è un popolo fraterno, membro della CELAC, dell’UNASUR e di PetroCaribe. Il Venezuela è stato uno dei maggiori fautori dello sviluppo economico e sociale della Guyana, attraverso organismi come Petrocaribe, pertanto non ha alcun senso l’affermazione secondo cui quest’ultima stia invece cercando di impedirne lo sviluppo economico. Il Venezuela continuerà, dunque, a rispettare l’Accordo di Ginevra (in base al quale nel 1966 è stata formata una commissione mista per concordare una soluzione condivisa che però non è mai stata trovata, ndr) e il Diritto Internazionale, portando avanti la linea della diplomazia della pace, affinché la Guyana possa rivedere la sua posizione e tornare a rispettare, anch’essa, l’Accordo di Ginevra, e i due paesi possano raggiungere nuovamente un accordo pacifico, giusto e soddisfacente per entrambe le parti”.

 

Il dialogo dunque resta aperto. Anche se con un’economia in recessione e con un conto aperto con ExxonMobil (a cui il Venezuela dovrà pagare un risarcimento di 1,6 miliardi di dollari dopo gli espropri ordinati da Hugo Chavez nel 2007), il governo di Caracas difficilmente si lascerà sorpassare in questo scontro con Guyana.