VENEZUELA -

Un ex funzionario dell’ambasciata venezuelana a Baghdad ha denunciato la vendita di centinaia di visti e passaporti al movimento sciita libanese e ad altri gruppi terroristici siriani. Tra gli accusati anche il vice presidente Tareck El Aissami

Tareck El Aissami

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di Maria Zuppello

In Venezuela continua a far discutere il caso di visti di residenza e passaporti falsi venezuelani venduti in Iraq e che vedrebbe direttamente coinvolto tra gli altri anche il vice presidente Tareck El Aissami (nella foto in apertura), recentemente finito nella black lista americana delle persone colpite da sanzioni.

 

La notizia è stata trasmessa in Venezuela dalla CNN spagnola, che ha raggirato il divieto imposto dal governo del presidente Nicolas Maduro pubblicando un servizio sul suo canale YouTube. La colpa di quanto accaduto, secondo il delfino di Chavez, risiederebbe tutta nei «contenuti della CNN che in modo sistematico rappresentano un’aggressione contro la pace e la stabilità democratica nel Paese e favoriscono un clima di intolleranza». Ma la verità sembra essere un’altra.

 

Visti e passaporti venduti a terroristi

Ma partiamo dai fatti. Qualche giorno prima dell’oscuramento del suo canale, la CNN spagnola nel suo programma Passports in the Shadow (che preparava da oltre un anno) aveva mandato in onda un’intervista all’ex dipendente dell’ambasciata venezuelana in Iraq tra 2013 e 2015, Misael López, in cui questi denunciava la vendita di visti e passaporti venezuelani da parte di una traduttrice di stanza a Baghdad.

 

Nell’intervista, López ribadiva alla CNN quanto denunciato già nel giugno 2015 alle stesse autorità venezuelane. Per questo, nel settembre del 2015 era stato licenziato dal suo incarico e su di lui era stata aperta un’inchiesta per divulgazione di notizie sensibili a media stranieri. E di recente, temendo per la sua sicurezza aveva deciso di trasferirsi con la sua famiglia a Toledo, in Spagna.

 

Secondo López passaporti venezuelani e visti di residenza per il Venezuela falsi erano venduti a centinaia di persone, alcune legate al gruppo terrorista sciita libanese Hezbollah, altre in odore di affiliazione al terrorismo siriano. Ciò a partire dal 2013, quando Lopez era stato mandato in Iraq in missione. Della vicenda Lopez avrebbe informato anche l’ambasciatore venezuelano in Iraq, Jonathan Velasco, il quale però a suo dire non avrebbe assunto alcun provvedimento dimostrato così di essere coinvolto nella vicenda.

 

La questione è di estrema rilevanza non solo per il Venezuela ma anche per la sicurezza internazionale. Un passaporto venezuelano, va ricordato, permette l’accesso a più di 130 Paesi, di cui 26 nell’Unione Europea, senza necessità di un ulteriore visto di permanenza.

 

Misael López(Misael López, ex dipendente dell’ambasciata venezuelana a Baghdad)

Il coinvolgimento del vice presidente Tareck El Aissami

Attraverso alcuni documenti segreti la CNN ha rivelato inoltre che a essere coinvolto in questo scandalo di portata globale risulterebbe anche il vice presidente del Venezuela Tareck El Aissami. Una notizia che non arriva stavolta come un fulmine a ciel sereno. Proprio qualche giorno prima dell’oscuramento della CNN, l’ex governatore dello stato di Aragua e dal 4 gennaio scorso vice di Maduro, si era infatti visto congelare dagli Stati Uniti i suoi beni per oltre 3 miliardi di dollari, tra cui due arei che sarebbero stati usati per il trasporto di cocaina negli Stati Uniti.

 

A bloccare i beni di Tareck El Aissami è stato l’Ufficio di controllo degli attivi stranieri del Tesoro USA (OFAC), secondo cui «Tareck El Aissami facilitava l’invio di narcotici e controllava la partenza della droga da una base aerea (quasi certamente la pista clandestina de “La Mata”, nello stato venezuelano di Apure, ndr) così come da svariati porti».

 

Non stiamo parlando di piccoli quantitativi di polvere bianca ma addirittura di 4-5 carichi al giorno, ognuno con a bordo circa 1.000 kg di cocaina. Erano anni che FBI e DEA stavano indagando su Tareck El Aissami, 42enne chavista doc, non solo perché ritenuto uno dei più importanti narcos oggi in circolazione ma anche per le sue attività di riciclaggio e, come dimostrerebbe lo scoop della CNN spagnola, per il presunto appoggio dato ai terroristi di Hezbollah.

 

 

 

I collegamenti con il narcotraffico

Il “chavista patriota” Tareck non ha al suo attivo un curriculum di cui essere propriamente fieri. Durante il suo mandato di governatore dello stato venezuelano di Aragua nel 2012, la regione è diventata quella con più omicidi al mondo, 142 ogni 100mila abitanti. Ma soprattutto, assieme al politico venezuelano Diosdato Cabello, ex braccio destro di Chavez, Tareck El Aissami è diventato negli anni uno dei pezzi da novanta del Cartel de los Soles, un’organizzazione narco-criminale nata negli anni Novanta e chiamata così perché suoi membri sono i più potenti generali dell’esercito chavista. Di loro si dice che più salgono in grado, più “soli” gli vengono appuntati sulle mostrine.

 

Avendo avuto per molti anni come primi fornitori i guerriglieri colombiani delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), che producono il 60% della polvere bianca che si consuma negli USA, FBI e DEA hanno potuto ricostruire la storia e composizione del Cartel de los Soles grazie alle testimonianze di alcuni suoi membri catturati di recente e che hanno iniziato a collaborare.

 

Cartel de los Soles

 

Tra questi ci sono Jorge Enrique Pérez Ruiz, ex proprietario della compagnia aerea West Cariebbean Airways, che con i suoi aerei trasportava tonnellate di droga, e Francisco Cardona, alias “Jota”, non un criminale qualsiasi considerato che per 35 anni è stato il distributore negli USA della cocaina del cartello di Medellín di Pablo Escobar oltre che fondatore dei Los Soles.

 

La testimonianza di Jorge Enrique Pérez Ruiz, in particolare, ha confermato e rafforzato quanto detto qualche tempo fa dall’imprenditore venezuelano Walid Makled - accusato dalla DEA di essere un membro importante del Cartel de los Soles, ovvero che da piste clandestine di Apure ogni giorno partono tra 4 e i 5 piccoli velivoli alla volta degli Stati Uniti, stracarichi di cocaina colombiana. È molto probabile che i due nipoti di Maduro, arrestati mentre tentavano d’introdurre 800 kg di coca negli USA, siano partiti proprio da qui. Da allora sono in carcere negli Usa.

 

Il vice presidente veenzuelano Tareck è dunque sempre più nel mirino delle critiche. Una cosa è certa: se si azzarda a uscire dal Venezuela, gli USA proveranno in ogni modo ad arrestarlo.

 

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