VENEZUELA -

Scovato un ufficiale di Caracas che si era infiltrato negli ambienti universitari della capitale per spiare la comunità venezuelana che vive in Spagna

Maduro decorates a soldier of the National Bolivarian Guard during a promotion ceremony in Caracas in this handout picture provided by Miraflores Palace

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di Matteo Pugliese

Come tutti i regimi autoritari, anche quello venezuelano usa spie e infiltrati per controllare gli oppositori politici. I Paesi più interessati sono la Spagna, gli Stati Uniti, Panama, la Colombia e il Cile, dove vivono ampie comunità venezuelane, spesso ostili al governo di Nicolas Maduro. Un fenomeno speculare a quello della comunità cubana di Miami. Anche in Italia vivono più di cinquemila venezuelani, tra cui Vanessa Ledezma, figlia del sindaco di Caracas attualmente prigioniero politico.

 

L’associazione degli Studenti Venezuelani all’Estero (EVE), uno dei vettori dell’opposizione, ha denunciato vari casi di infiltrazione da parte di spie venezuelane e cubane, negli Stati Uniti e in Cile. In Spagna i primi sospetti erano sorti quando due venezuelani, pur non essendo studenti, si erano interessati all’associazione e facevano fotografie agli eventi. Nel settembre 2015, un tale Sebastian Urdaneta si presentò ai membri dell’associazione come dottorando dell’Università Complutense. Il 19 settembre partecipò alla protesta davanti all’ambasciata venezuelana, contro la condanna di Leopoldo Lopez, leader dell’opposizione in carcere, e chiese di iscriversi all’associazione studentesca. Il 12 novembre fu visto alla facoltà di Economia dell’Università Autonoma di Madrid, per un dibattito sul Venezuela. Il 27 presenziò a un evento artistico per il rispetto dei diritti umani nel Paese caraibico e in quell’occasione si fece persino una foto con Diana Lopez, sorella di Leopoldo.

 

Il 6 dicembre, tuttavia, commise un passo falso. A un evento convocato per seguire i risultati elettorali delle ultime elezioni legislative venezuelane, fu riconosciuto da un giornalista, che lo chiamò con un altro nome. Quando i presenti gli chiesero spiegazioni, rispose nervosamente e si dileguò. Da quel giorno non è più stato visto. Quel misterioso dottorando era in realtà il tenente colonnello José Rafael Vásquez Mora, da sei anni attaché militare presso l’ambasciata venezuelana a Madrid.

 

Venezuelan soldiers sit under a mural of late President Chavez during an event to commemorate the 25th anniversary of 'Caracazo', in Caracas

L’ANALISI: IL VENEZUELA DOPO LA FINE DEL CHAVISMO

 

In seguito è arrivata anche la conferma da Edmelcar Delgado, ex commilitone di Mora che ha ricevuto asilo politico in Catalogna. Delgado afferma che in ambasciata il tenente colonnello comanda cinque ufficiali e otto civili del Sebin, i servizi segreti venezuelani con funzioni di polizia politica. Delgado sostiene che due anni fa Mora abbia seguito un addestramento a operazioni di spionaggio dalla Dirección General de Contrainteligencia Militar (DGCIM), l’intelligence venezuelana con funzioni di polizia militare.

 

Casi come quello di Mora sono destinati ad aumentare. Benché il controllo sui servizi civili e militari dipenda dal governo, la nuova Assemblea Nazionale a maggioranza antichavista potrà esercitare un certo monitoraggio dell’intelligence. Altre talpe nella comunità venezuelana all’estero potrebbero venire scoperte, nel progressivo sfaldamento del regime di Nicolas Maduro. Intanto l’EVE e altre associazioni hanno presentato denuncia alla Procura Generale di Madrid contro Mora. Le accuse sono di spionaggio, persecuzione politica e violazione delle norme diplomatiche, accuse che potrebbero portare all’espulsione dalla Spagna della spia venezuelana.