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Fu Victoria Woodhull la prima donna a correre per la presidenza degli Stati Uniti e a “rompere il soffitto di vetro” nel lontano 1872, epoca in cui le donne non potevano neanche votare

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di Luciano Tirinnanzi

@luciotirinnanzi

 

Hillary Clinton ha le maggiori chance di sempre di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America. Ma, curiosità, non è stata lei la prima candidata alla presidenza della storia americana, contrariamente a quanto si crede. Questo è un falso storico, o se vogliamo un eccesso di retorica buono per la propaganda dei democratici.
Quando Hillary perse le primarie (vinte poi da Barack Obama) con la sua candidatura storica del 2008, affermò di non essere riuscita a rompere il soffitto di vetro più irraggiungibile e resistente della storia. Ora, con la campagna 2016, quel soffitto di vetro è infine venuto giù e il partito democratico ha salutato la prima donna che è riuscita a rompere un tabù secolare correndo per la più alta carica della nazione. Eppure, non è esattamente così.

 

La prima donna candidata presidente nella storia degli Stati Uniti si chiamava Victoria Woodhull e corse per la presidenza nel 1872 (ben 136 anni prima che Hillary Clinton facesse la sua prima apparizione ufficiale nel 2008), arrischiandosi lei sì in un percorso che nessuna donna prima di lei aveva mai avuto il coraggio di intraprendere. Ancora più sorprendente è che lo fece quasi cinquant’anni prima della ratifica del 19esimo emendamento che nel 1920 avrebbe finalmente dato pieno diritto di voto anche alle donne. Dunque, ironia della sorte il giorno delle elezioni, 5 novembre 1872, Victoria Woodhull non poté neanche votare per se stessa.

 

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 (Victoria Woodhull, foto vogue.com)

 

La Woodhull correva per l’Equal Rights Party, un partito che promuoveva la parità dei diritti per le donne e il suffragio universale. All’ombra della grande sfida tra il repubblicano Ulysses S. Grant già presidente in carica (che sarà confermato per il secondo mandato in questa tornata elettorale) e il democratico Horace Greeley, Victoria Woodhull scese in campo per le donne e scelse come suo vicepresidente designato l’afroamericano Frederick Douglass, abolizionista e primo ex schiavo a correre per la Casa Bianca come vice.

 

Si deve insomma alla coppia Woodhull-Douglass e non ad altri il primato nella storia politica americana di aver infranto in un solo colpo due veri e propri tabù, tra l’altro in una società altamente conservatrice com’era l’America di fine Ottocento.

 

Come ricorda il think tank americano Politico, però, la Woodhull alle elezioni del 1872 non prese neanche un voto. Su questo dato, più fonti insistono nel ritenere che il fatto che non vi sia alcuna traccia di quanti voti popolari abbia ricevuto indichi in realtà un boicottaggio o, peggio, un’alterazione artificiosa del risultato elettorale. Certo è che, non potendo disporre dei voti delle donne, in realtà la cosa non stupisce più di tanto. Soprattutto, considerato il fatto che dodici anni dopo un’altra donna corse per la presidenza sotto la bandiera dell’Equal Rights Party e stavolta si contarono 4.149 voti in sei diversi Stati.

 

Democratic presidential nominee Hillary Clinton celebrates among balloons after she accepted the nomination on the fourth and final night at the Democratic National Convention in Philadelphia

(Hillary Clinton il giorno della nomination alla convention democratica di Philadelphia) 

 

La vita dell’audace Victoria Woodhull è stata raccontata nel libro di Myra MacPherson intitolato The Scarlet Sisters: Sex Suffrage and Scandal in the Gilded Age e dedicato alla figura anticonformista di Victoria e della sorella Tennessee. Nata nel 1838 col nome di Victoria California Claflin, fu settima di dieci fratelli che vivevano in una baracca a Homer, Ohio, una piccola città di frontiera nella Licking County. La sua formazione scolastica durò meno di tre anni, tra gli otto e gli undici, un fatto di cui Victoria si vantava anziché vergognarsi. Di umili origini, tutta la sua famiglia condusse una vita alquanto eccentrica e originale, certamente aliena dai canoni dell’America dell’epoca. Fu questo uno dei molti fattori pregiudizievoli, insieme al sesso, che non le permisero di diventare l’icona femminile che oggi Hillary Clinton le ha preso in prestito.

  • gianni

    Quelle erano candidature simboliche, le donne non avevano neanche il diritto di voto , infatti viene definita la prima candidata donna del maggior partito americano, non serve disturbare persone nate 100 anni fa, basta allora vedere le candidate di oggi o del 2012 come quella del partito dei verdi o di altri partiti minori, Questa sono le solite boiate che si trovano sul web con il copia e in colla!