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Quale educación per i minori di Messico e Argentina? I fatti di Rosario e Chiguagua dimostrano che si tratta di un problema endemico

Pablo smokes a cigarette laced with "paco" in a slum of Rosario, Bueno Aires

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di Mariana Diaz Vasquez

 

Quale educación vorremmo per i nostri figli? La migliore, rispondono in molti. Ma, concretamente, cosa vuol dire “la migliore”? Una buona scuola e un’ottima università? O sistema di valori coerenti appresi nell’intimo della famiglia?

 

Sono troppe le domande che sorgono dopo aver letto le notizie sugli ultimi fatti di cronaca in Argentina e in Messico. Nel Paese sudamericano un dodicenne, Rolando, è stato ucciso in un scontro armato tra bande di narcos rivali mentre “lavorava” come soldato per i trafficanti. Si trovava sul tetto di un’abitazione utilizzata come un bunker per nascondere la droga con il compito di avvertire i suoi capi di qualsiasi movimento sospetto, ma è probabile che non abbia fatto in tempo ad avvertire nessuno. È stato trovato con diversi proiettili alla testa e alle gambe. Morto. Accanto al lui c’era un materasso e i resti di un falò che aveva acceso per riscaldarsi durante i turni di veglia.

 

A Rosario, la terza città più popolosa dell’Argentina e dove da poco si era trasferita la famiglia di Rolando, negli ultimi anni il consumo di droga e la forza dei narcos sono cresciuti di pari passo. Il traffico di coca è il flagello di questa città di poco più di 900mila abitanti. Per questo la storia di Rolando non è unica. Come lui, ci sono molti ragazzini che trovano “un’occupazione” tra le fila dei narcos e la loro vita comincia avendo come esempi i criminali: per loro, fin da piccoli, gli assassinii, i soldi e la coca equivalgono al potere. Chi leggerà questo articolo forse ricorderà il film City of God girato in Brasile, e fa bene, la situazione è esattamente così. Come può la scuola sostenere i giovani come Rolando? Basterà continuare a dare più risorse economiche alle scuole o si tratta di una problematica ben più complessa che trova origine nei disagi all’interno delle famiglie?

 

locandina

La locandina del film City of God presentato al 55º Festival di Cannes

 

Più a nord invece, in Messico, un fatto ha sconvolto persino chi a scrivere dei narcos è abituato. Nella città di Chiguagua, nel nord del Paese, un bambino di soli sei anni è stato ucciso dai suoi amici mentre giocavano al “sequestro”. Secondo la ricostruzione della procura di Chiguagua, Christofer Raymundo è stato invitato a giocare da altri cinque minori più grandi di lui, ma il gioco è degenerato in una violenza inaudita e Christofer è morto strangolato, picchiato e accoltellato. Tre di questi ragazzi non sono imputabili per l’età, mentre gli altri due quindicenni stanno affrontando un processo.

 

Cosa succede a questi ragazzi? Sono colpevoli di omicidio, sono i carnefici ma allo stesso tempo anche le vittime di un sistema sociale al collasso. Per loro i sequestri sono la normalità. Tutti hanno un parente, amico o conoscente che è stato sequestrato o che è un sequestratore, per cui questa violenza a loro risulta normale. Tra il 2007 e il 2012 solo a Chiguagua sono morte circa 20mila persone negli scontri tra il cartello di Sinaloa e Juárez e secondo stime del governo sarebbero circa 8mila i minorenni ad aver perso uno dei genitori per cause legate alla violenza dei narcos.

 

Quale educación quindi per questi bimbi? Quale modello di vita stanno ricevendo? Storie come quella di Rolando e di Christofer dimostrano che si tratta di un problema endemico e che gli sforzi fatti dai governi di Argentina e Messico si vedranno, forse, per le future generazioni. Si spera che i figli di questi bambini abbiano una possibilità di vita migliore e sappiano distinguere il bene dal male, qualcosa che per noi, da questa altra parte dell’Oceano sembra una cosa scontata.