YEMEN -

L’Arabia Saudita soffia sulle tensioni tra l’ex presidente Saleh e la leadership degli Houthi. Diplomazia e intelligence per porre fine a due anni di fallimentare campagna militare

Houthi_YEMEN

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Oltre due anni di bombardamenti aerei e offensive di terra non sono bastati alla coalizione militare arabo-sunnita per avere la meglio sugli Houthi in Yemen. Ad oggi i ribelli sciiti continuano a controllare saldamente la capitale Sanaa, l’area settentrionale del paese confinante con l’Arabia Saudita e una serie di porti chiave lungo la costa occidentale bagnata dal Mar Rosso.

 

Incapace di prevalere sul piano militare, Riad sta provando adesso a impostare una nuova partita a livello diplomatico muovendosi secondo il celebre motto del «divide et impera».

 

In questo cambio di strategia la pedina chiave che l’Arabia Saudita sta muovendo a suo favore è Ali Abdullah Saleh. L’ex presidente yemenita, alleato degli Houthi, ha nuovamente aperto alla possibilità di avviare delle trattative con il Regno saudita. «Non abbiamo altra scelta se non quella del dialogo», ha affermato nel corso di una riunione del suo partito, il Congresso Generale del Popolo, tenutasi a Sanaa nei giorni scorsi. «Siamo pronti ad andare a Riad, Muscat o altrove per avviare il dialogo e raggiungere un accordo».

 

SALEH YEMEN (Un’immagine dell’ex presidente Saleh)

 

Saleh appare dunque intenzionato a porsi da mediatore tra il fronte ribelle e Riad. E secondo diversi analisti il suo passo in avanti potrebbe essere decisivo quantomeno per sbloccare l’impasse dei negoziati di pace ufficiali, vale a dire quelli portati avanti dall’inviato speciale delle Nazioni Unite Ismail Ould Sheikh Ahmed.

 

Secondo altre fonti il suo fine sarebbe però un altro. Saleh è infatti ormai da tempo in rotta con il leader degli Houthi, Abdelmalek Al Houthi, specie dopo che a Sanaa ribelli sciiti hanno fatto razzia di armi in alcuni depositi in mano alle milizie dell’ex presidente. Inoltre, al contrario degli Houthi, Saleh è finiti fuori dai radar dell’Iran non ricevendo più dalla Guardia Rivoluzionaria Iraniana armi e sostegno economico.

 

Sempre più isolato a Sanaa, dove a gestire il potere è Mohamed Al Houthi, ex presidente della Commissione Rivoluzionaria nonché cugino di Albdelmalek al Houthi, negli ultimi tempi Saleh ha pertanto dato mandato al proprio entourage di tessere nuove alleanze all’estero. Yahya Saleh, suo nipote e braccio destro, alla guida del Central Security Service quando lo zio era ancora alla guida dello Yemen, sta cercando sponsor a Parigi. Mentre suo figlio Ahmed Saleh, ex comandante della Guardia Repubblicana, è stato più volte negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita a colloquio con il “nemico”.

 

YEMEN_mappa

 

Come era prevedibile, queste mosse hanno indispettito la leadership degli Houthi, che si affida invece unicamente a Saleh Al Sammad, a capo del Consiglio Politico Supremo, per la conduzione delle trattative con il presidente deposto Hadi e con il primo ministro del suo governo Ahmed ben Dagher. Da qui lo strappo inevitabile con Saleh.

 

Dietro lo scollamento del fronte ribelle c’è proprio la famiglia reale dei Saud, che ha attirato Saleh verso la sua sfera d’influenza con l’obiettivo di allontanarlo dagli Houthi. Il resto lo stanno facendo gli agenti del General Intelligence Presidency (GIP, i servizi segreti sauditi). A loro spetta il compito di rendere questa frattura insanabile. Dopo mesi di cocenti sconfitte, adesso potrebbero essere la diplomazia e l’intelligence a salvare il salvabile della disgraziata campagna militare condotta da Riad.

di Rocco Bellantone