YEMEN -

Il presidente Hadi e l’esecutivo costretti a fare un passo indietro dopo le violente proteste dei ribelli sciiti Houthi. Tensione nella capitale Sanaa e nella città di Aden

Soldiers belonging to the presidential protection group stand on a military vehicle during a demonstration in Sanaa

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Il presidente dello Yemen Abdrabbuh Mansour Hadi e il governo guidato dal premier Khalid Bahah si sono dimessi. La notizia è stata data dalla tv Al ArabiyaA tre giorni dai primi assedi ai palazzi del potere la situazione a Sanaa rischia dunque di destabilizzarsi ulteriormente. Il presidente Hadi aveva raggiunto un accordo con i ribelli sciiti Houthi nelle ultime ore. Gli Houthi, guidati dal leader Abdul Malik al-Houthi, avevano accettato di ritirarsi dagli edifici governativi e di porre fine agli scontri che sinora hanno causato 35 vittime e circa 90 feriti, in cambio di un maggiore coinvolgimento nel processo di revisione della Costituzione e di una maggiore rappresentativa nel governo e in parlamento.

 

Il gruppo ribelle aveva ottenuto un riesame del progetto federale in base al quale lo Yemen dovrebbe essere suddiviso in sei regioni amministrative. L’accordo prevedeva inoltre una più equa distribuzione di incarichi istituzionali a tutte le fazioni politiche e alle componenti etniche del Paese. Concessione che avrebbe riguardato non solo gli Houthi ma anche i separatisti moderati del sud disposti al dialogo con il governo centrale.

 

Sembrava dunque che il sistema istituzionale dello Yemen avrebbe potuto reggere alla crisi. In  un messaggio alla nazione Hadi aveva invitato la gente a tornare a lavorare e annunciato la riapertura delle scuole. La notizia delle sue dimissioni e di quelle del governo rimette però adesso tutto in discussione. Fonti della sicurezza di Sanaa hanno dichiarato che anche il capo dell’intelligence yemenita, Ali Hassan al-Ahmedi, ha fatto un passo indietro. Mentre, secondo notizie delle ultime ore, forti esplosioni ci sono state ad Aden, dove uomini armati hanno attaccato due veicoli militari.

 

Gli Houthi starebbero adesso lavorando sulla formazione di un consiglio di reggenti provvisorio come ha riferito all’agenzia Reuters Abu al-Malek Yousef al-Fishi, uno dei leader del movimento.

 

Cosa accadrà adesso nello Yemen

 

Ufficialmente gli Houthi hanno deposto le armi. In questi giorni hanno però continuato a presidiare i punti cruciali della capitale, prendendo anche il controllo di una base militare di missili balistici situata a ovest di Sanaa, la più grande del Paese. Da Sanaa l’attenzione si è spostata in queste ore anche ad Aden. Qui pare sia fuggito il capo della guardia presidenziale. Ad Aden, inoltre, è forte anche la presenza di AQAP (Al Qaeda nella Penisola Araba) e di altri gruppi jihadisti sunniti, che potrebbero sfruttare la latitanza del governo di questi giorni per tornare a colpire le istituzioni e a sferrare attacchi contro gli stessi Houthi in quanto sciiti appartenenti alla minoranza zaidita.

 

Rimane infine da decifrare il presunto collegamento tra questa rivolta e l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, costretto a un passo indietro dalle rivolte popolari nel 2012 e anch’egli appartenente alla comunità degli zaiditi. In passato gli scontri tra Saleh e gli Houthi non sono mancati. Il 21 gennaio Al Jazeera ha mandato in onda la registrazione di una conversazione che dimostrerebbe il coinvolgimento dell’ex presidente nel tentativo di colpo di Stato dei giorni scorsi. Considerate le macchinazioni effettuate dal canale televisivo del Qatar nel corso delle primavere arabe, questo retroscena richiede però più di una conferma prima di poter essere considerato attendibile.