YEMEN -

Il blitz con cui i Navy Seal hanno eliminato esponenti di alto livello di AQAP nella provincia yemenita di al-Bayda è l’inizio di una nuova fase della lotta contro il terrorismo avviata dalla nuova Amministrazione americana

APACHE USA

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di Alfredo Mantici

 

All’alba di domenica 28 gennaio un commando delle forze speciali americane ha compiuto un’incursione nel distretto yemenita di Yakla, nella provincia di al-Bayda, uccidendo almeno 14 guerriglieri affiliata ad AQAP (Al Qaeda nella Penisola Arabica), una branca ancora molto attiva dell’organizzazione famosa per gli attacchi dell’11 settembre 2001.

 

Il commando entrato in azione era formato da uomini del Team 6 dei Navy Seal, lo stesso Team che attaccò nel maggio del 2011 il compound di Abbottabad nell’operazione in cui venne ucciso Osama Bin Laden. Gli incursori, sotto l’ombrello di protezione di elicotteri da combattimento Apache e di droni Reaper armati di missili, hanno attaccato le abitazioni in cui vivevano membri della famiglia di Abdul-Raouf al-Dhahab, ritenuto uno dei capi di AQAP.

 

Ucciso nel blitz, Al-Dhahab era il cognato di Anwar Al-Awlaki, cittadino americano naturalizzato yemenita, già capo di Al Qaeda nello Yemen, eliminato da un drone nel 2011. Durante l’operazione ha perso la vita anche un membro dei Navy Seal, mentre altri due soldati americani sarebbero rimasti feriti quando un elicottero di soccorso ha dovuto effettuare un atterraggio d’emergenza sotto il fuoco nemico. Stando a fonti locali confermate dalla sicurezza yemenita, nei 45 minuti di combattimento sarebbero stati uccisi anche dei civili, tra cui 8 donne e 7 bambini. Tra questi c’è la figlia di 8 anni di Anwar Al-Awlaki.

 

Anwar al-Awlaki(Anwar Al-Awlaki, eliminato da un drone USA nel 2011)

La dinamica del blitz

Un abitante del villaggio in cui è stata compiuta l’azione, intervistato telefonicamente da un corrispondente dell’agenzia Reuters, ha detto che “l’incursione è iniziata all’alba quando un drone ha bombardato la casa di Abdul Raouf al-Dhahab, poi dagli elicotteri si sono calati i soldati che hanno attaccato l’edificio uccidendo tutti quelli che si trovavano al suo interno. Dopo alcuni guerriglieri hanno sparato ai soldati che si ritiravano e allora gli elicotteri hanno sparato sui miliziani e bombardato anche le abitazioni circostanti, uccidendo molti civili”. La ricostruzione è stata confermata da fonti della sicurezza yemenita.

 

Secondo tre alti ufficiali del Joint Special Operations Command, l’unità che da Tampa in Florida coordina le attività di tutte le forze speciali americane, lo scopo principale del raid era quello di acquisire documentazione – compresi computer e altri dispositivi elettronici usati per l’archiviazione di file – a delineare le mosse future di un pericoloso ramo di Al Qaeda, ritenuto tra l’altro l’organizzatore dell’attacco del gennaio del 2015 contro la redazione parigina della rivista satirica Charlie Hebdo e protagonista di almeno tre tentativi – per fortuna falliti – di abbattere con ordigni esplosivi aerei di linea americani.

 

NAVY SEAL

 

I droni di Obama

L’operazione contro Al-Dhahab era stata pianificata da mesi ma era stata rimandata più volte sia per il timore di “danni collaterali” – vale a dire l’uccisione o il ferimento di civili – sia perché usando soldati sul terreno il rischio di perdite era ritenuto eccessivo rispetto ai potenziali vantaggi che ne sarebbero conseguiti. Al momento del suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump ha ordinato con un apposito executive order ai militari una revisione completa di tutti i piani di attacco contro l’ISIS e contro i gruppi affiliati ad Al Qaeda, eliminando tutte le restrizioni decise dall’Amministrazione Obama circa l’impiego di truppe sul terreno e molti dei limiti operativi imposti alle “regole d’ingaggio” dalla necessità di evitare vittime tra i civili.

 

Il primo risultato di questo cambio di strategia è stata la “luce verde” data dal presidente per l’incursione nello Yemen del 28 gennaio. Già una settimana prima, il giorno successivo al suo insediamento avvenuto lo scorso 20 gennaio, Trump aveva autorizzato un’operazione con droni che ha portato all’eliminazione di tre capi di AQAP sempre nella provincia yemenita di al-Bayda.

 

Durante la sua presidenza, Obama ha fatto largo uso dei droni per eliminare i terroristi di Al Qaeda, del Califfato o talebani. Oltre all’incursione ad Abbottabad contro Osama Bin Laden, l’ex presidente americano aveva ordinato l’utilizzo di truppe aviotrasportate solo in altre due occasioni, in due tentativi di liberazione di ostaggi nello Yemen. Il primo nel novembre 2014, quando un commando delle forze speciali americane ha liberato 8 prigionieri di Al Qaeda nella parte orientale del Paese; il secondo nel dicembre dello stesso anno, finito però con la morte di due ostaggi, un giornalista americano e un imprenditore sudafricano.

 

Yemen droni USA(Sanaa, un murale denuncia i civili uccisi dai droni americani)

 

Il cambio di passo di Trump

Dopo il raid del 28 gennaio, il presidente Trump ha diffuso un comunicato nel quale definisce il blitz ad al-Bayda un’“operazione di successo, nonostante la morte di un soldato caduto nella nostra lotta contro il terrorismo radicale islamico, che, grazie all’acquisizione di importanti dati di intelligence aiuterà gli Stati Uniti a prevenire attacchi contro i propri cittadini in tutto il mondo”.

 

C’è da credere che questo raid sia solo l’inizio di una nuova fase della lotta contro il terrorismo da parte degli Stati Uniti, sotto la spinta di un presidente che mostra non molti scrupoli nell’allentare le “regole d’ingaggio” alle sue truppe e appare deciso a mantenere un’altra delle sue promesse (e minacce) elettorali: quella di una guerra senza quartiere al radicalismo islamico e alle sue filiazioni terroristiche.