Un’apparecchiatura conforme non rende automaticamente conforme il luogo di lavoro nel quale viene installata. Nei processi di stampa, converting e flexible packaging con vapori di solvente, questa distinzione separa due responsabilità diverse: quella relativa al prodotto e quella relativa alla valutazione del rischio nell’impianto.
La separazione emerge dalle due direttive europee che compongono il quadro ATEX. La direttiva 2014/34/UE, conosciuta come ATEX 114, riguarda apparecchiature e sistemi di protezione destinati alle atmosfere potenzialmente esplosive. La direttiva 1999/92/CE, o ATEX 137, disciplina invece la tutela dei lavoratori e gli obblighi del datore di lavoro. Leggerle come se imponessero un unico adempimento porta a confondere la marcatura di un componente con la sicurezza del processo nel suo complesso.
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Due direttive e due perimetri di responsabilità
ATEX 114 si rivolge anzitutto ai fabbricanti. Il suo campo comprende, secondo la destinazione prevista, apparecchiature e sistemi di protezione quali motori, valvole, sensori e componenti elettrici. La direttiva stabilisce requisiti essenziali di sicurezza, procedure di valutazione della conformità, marcatura CE accompagnata dalle indicazioni ATEX pertinenti e conservazione della documentazione tecnica per almeno dieci anni.
Questi elementi descrivono il prodotto: chiariscono per quali condizioni è stato progettato, quali procedure di conformità sono state seguite e come deve essere identificato. La marcatura CE, considerata da sola, non contiene però tutte le informazioni necessarie per stabilire se un determinato modello sia adatto a una specifica zona ATEX. Occorre leggere la marcatura completa e la documentazione tecnica, tenendo conto della destinazione d’uso dichiarata.
ATEX 137 opera su un piano diverso. La direttiva 1999/92/CE riguarda il datore di lavoro e impone di gestire il rischio derivante dalla possibile formazione di atmosfere esplosive. In questo perimetro rientrano la valutazione del luogo e del processo, la classificazione delle aree, le misure preventive e la formazione del personale esposto.
La differenza non è formale. Un analizzatore può essere stato valutato correttamente come prodotto e risultare destinato a determinati impieghi, ma ciò non esaurisce gli obblighi relativi alla linea nella quale viene installato. Cabine, forni, condotti e altri volumi confinati possono presentare vapori di solvente soltanto in alcune fasi operative; anche una presenza temporanea rientra nel quadro ATEX quando può formarsi una miscela infiammabile con l’aria.
Le informazioni sul prodotto devono incontrare quelle sul processo
Il passaggio decisivo avviene tra documentazione dell’apparecchiatura e classificazione del luogo. Il fabbricante fornisce le informazioni riguardanti il proprio prodotto. Il datore di lavoro deve metterle in relazione con le sostanze presenti, la probabilità e la durata della formazione dell’atmosfera esplosiva, le condizioni operative e le possibili sorgenti di innesco.
Il monitoraggio LEL può fornire un’informazione utile alla gestione del processo, ma non determina da solo la zona ATEX e non sostituisce la valutazione del rischio; le principali categorie di apparecchiature impiegate per questa funzione sono consultabili sul sito nirainstruments.com. Per sapere se uno specifico modello possa essere installato nelle condizioni previste occorre comunque verificarne destinazione d’uso, marcature e documentazione tecnica.
Per gas e vapori, le aree sono classificate nelle Zone 0, 1 e 2 in funzione della probabilità e della durata della presenza dell’atmosfera esplosiva. La scelta dell’apparecchiatura deve quindi corrispondere alla zona specifica, ma anche alla sostanza e alle condizioni effettive di esercizio. Non basta affermare che un sensore o un analizzatore è genericamente ATEX: la compatibilità riguarda un impiego definito.
La classificazione, d’altra parte, non è una proprietà trasferita dal sensore all’ambiente. Riguarda il luogo e il processo, compresi i momenti nei quali solventi, ossigeno e una possibile sorgente di innesco possono trovarsi contemporaneamente. Scintille, superfici calde e cariche elettrostatiche sono alcuni degli elementi da considerare nella valutazione, senza presumere che la presenza di uno strumento di misura elimini il rischio.
Le norme tecniche vanno mantenute nel loro ambito
Nei processi di applicazione ed essiccazione possono essere pertinenti anche norme tecniche specifiche, ma il loro campo non deve essere ampliato per analogia. PuntoSicuro richiama la UNI EN 1539, nel contesto delle autocarrozzerie, per la determinazione della concentrazione di solventi infiammabili durante l’essiccazione. È un esempio utile di valutazione tecnica del processo, non una regola automaticamente applicabile a ogni linea di stampa.
La EN 16985:2018, come precisato nella scheda pubblicata da Certifico, riguarda rischi, situazioni ed eventi pericolosi associati alle cabine di verniciatura. Può quindi essere pertinente quando il processo ricade nel suo campo, ma non va estesa senza verifica a forni, linee di converting o analizzatori di gas. Il nome di una norma non sostituisce l’analisi del suo ambito di applicazione.
La verifica utile collega apparecchiatura e luogo
La decisione successiva non consiste nel chiedere una marcatura aggiuntiva in astratto. Occorre piuttosto stabilire quali informazioni contenute nella documentazione dell’apparecchiatura debbano entrare nella valutazione del luogo e del processo. È in questo collegamento, non nella conformità isolata di un singolo componente, che le responsabilità previste dalle due direttive possono essere ricomposte correttamente.
Domande degli utenti
Che differenza c’è tra ATEX 114 e ATEX 137 nei processi con vapori di solvente?
ATEX 114 riguarda i fabbricanti, la conformità delle apparecchiature e dei sistemi di protezione, le marcature e la documentazione tecnica. ATEX 137 riguarda invece il datore di lavoro, che deve valutare il rischio del processo, classificare le aree e proteggere i lavoratori. Un prodotto conforme non sostituisce quindi la gestione del luogo in cui viene installato.
Quando UNI EN 1539 ed EN 16985:2018 possono essere pertinenti?
La UNI EN 1539 può essere richiamata nella valutazione delle concentrazioni di solventi infiammabili durante determinati processi di essiccazione. La EN 16985:2018 riguarda le cabine di verniciatura e i relativi rischi. La pertinenza dipende però dal campo di applicazione della norma e dalle caratteristiche dell’impianto: nessuna delle due va estesa automaticamente a ogni linea di stampa o analizzatore.
