Ceuta E Melilla

Perché Ceuta e Melilla sono spagnole e il Marocco le rivendica: storia, diritto e territori contesi

Ceuta e Melilla appartengono oggi alla Spagna, che vi esercita la sovranità e le considera parte integrante del proprio territorio nazionale. Il Marocco contesta questa situazione e rivendica entrambe le città, situate sulla costa nordafricana. La disputa, però, non può essere ridotta alla geografia né alla semplice durata del controllo spagnolo.

Le due città hanno infatti una storia molto precedente al protettorato esercitato dalla Spagna su parte del Marocco nel Novecento. Non figurano inoltre nell’attuale elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi, dove compaiono invece Gibilterra e Sahara occidentale. Questo non equivale a una sentenza dell’ONU sulla sovranità, ma crea una differenza importante rispetto ad altri contenziosi territoriali della regione.

Per capire perché Madrid escluda una cessione e perché Rabat continui a rivendicare Ceuta e Melilla bisogna separare tre piani: formazione storica della sovranità spagnola, argomenti politici marocchini e diritto internazionale. È proprio quando questi livelli vengono sovrapposti che nascono le spiegazioni più semplicistiche.

Infografica Ceuta e Melilla

Perché parlare di restituzione significa già prendere posizione

Chiedere perché la Spagna non restituisca Ceuta e Melilla al Marocco contiene già una premessa: presuppone che le due città appartengano giuridicamente al Marocco e che Madrid debba soltanto riconsegnarle. È, in sostanza, il punto di partenza della tesi marocchina. La posizione spagnola parte dall’idea opposta.

Nell’ordinamento di Madrid, Ceuta e Melilla non sono colonie amministrate separatamente dalla madrepatria. Sono città autonome, dispongono di istituzioni proprie e i rispettivi Statuti del 1995 le definiscono parte integrante della nazione spagnola. I cittadini spagnoli residenti nelle due città partecipano alla vita politica dello Stato e sono rappresentati nelle istituzioni nazionali.

Il Marocco legge però quella stessa geografia politica attraverso il principio della propria integrità territoriale. Dopo l’indipendenza del 1956 ha sostenuto che la decolonizzazione del Nord Africa non fosse completa finché alcuni territori sulla costa restavano sotto sovranità spagnola. Nel 1975 portò questa posizione anche davanti alle Nazioni Unite, chiedendo che Ceuta, Melilla e alcuni possedimenti minori fossero trattati come territori da decolonizzare. La richiesta non produsse la loro inclusione nell’attuale elenco ONU dei territori non autonomi.

Come Ceuta e Melilla sono diventate spagnole

Ceuta e Melilla vengono spesso nominate insieme, ma non hanno la stessa storia. Ceuta fu portoghese per oltre due secoli prima di passare stabilmente alla Spagna; Melilla entrò invece nell’orbita castigliana alla fine del Quattrocento. In entrambi i casi, la presenza iberica precede di molti secoli il protettorato franco-spagnolo istituito in Marocco nel 1912.

Ceuta: dalla conquista portoghese alla sovranità spagnola

Ceuta fu conquistata nel 1415 dalle forze del re Giovanni I del Portogallo. La città occupava una posizione strategica all’ingresso dello stretto di Gibilterra e divenne uno dei primi capisaldi dell’espansione portoghese oltre la penisola iberica.

Dal 1580 le corone di Portogallo e della monarchia ispanica ebbero lo stesso sovrano, pur mantenendo istituzioni distinte. Quando nel 1640 il Portogallo restaurò una dinastia propria e si separò dalla monarchia degli Asburgo, Ceuta rimase fedele a Filippo IV. La situazione fu formalizzata nel 1668, quando il trattato che pose fine alla guerra tra Spagna e Portogallo riconobbe l’indipendenza portoghese ma lasciò Ceuta sotto la sovranità spagnola.

Per Madrid questo passaggio è importante perché la propria posizione non viene presentata come il semplice risultato di una lunga occupazione militare: il passaggio di Ceuta alla Spagna fu consolidato anche attraverso un accordo internazionale tra le due monarchie coinvolte.

Melilla: il controllo castigliano dal 1497

La vicenda di Melilla è diversa. Il 17 settembre 1497 una spedizione guidata da Pedro de Estopiñán, legata al duca di Medina Sidonia, prese possesso della città. Melilla rimase inizialmente sotto l’autorità della casa ducale e passò poi al controllo diretto della Corona spagnola nel XVI secolo.

Nei secoli successivi la città fu più volte assediata e la delimitazione del territorio non rimase immutabile. Gli attuali confini terrestri derivano anche da accordi successivi tra Spagna e Marocco, soprattutto nel XIX secolo. La situazione di Melilla non nasce quindi dalla spartizione coloniale del Marocco nel Novecento.

Il protettorato spagnolo in Marocco è un’altra storia

Nel 1912 Francia e Spagna organizzarono le rispettive zone di protettorato sul territorio marocchino. Il sistema sarebbe durato fino all’indipendenza del Marocco nel 1956. Ceuta e Melilla erano però sotto sovranità spagnola già da secoli e non furono acquisite attraverso gli accordi del protettorato.

Durante il periodo coloniale vennero talvolta inserite in strutture amministrative comuni con gli altri territori nordafricani controllati dalla Spagna. Ma condividere un’amministrazione non significa avere la stessa origine giuridica. È una distinzione essenziale per capire perché Madrid rifiuti l’idea che l’indipendenza marocchina del 1956 dovesse comportare automaticamente il trasferimento delle due città.

È altrettanto impreciso sostenere che al momento della conquista di Ceuta o Melilla il Marocco semplicemente non esistesse. Lo Stato nazionale contemporaneo appartiene a un’epoca successiva, ma nell’area esistevano regni, sultanati e dinastie che fanno parte della storia politica marocchina. Il problema giuridico non si risolve quindi con una data: bisogna stabilire se quella continuità storica possa produrre oggi un titolo territoriale prevalente sulla sovranità esercitata dalla Spagna per secoli.

Su quali argomenti il Marocco rivendica Ceuta e Melilla

La posizione marocchina si fonda soprattutto su continuità geografica, storia politica della regione, integrità territoriale e lettura anticoloniale. Ceuta e Melilla si trovano sul continente africano e confinano via terra esclusivamente con il Marocco. I possedimenti spagnoli minori sono ancora più strettamente inseriti lungo la costa marocchina.

Per Rabat, quindi, non si tratta soltanto di territori spagnoli vicini al Marocco, ma di spazi che interrompono la continuità territoriale del Paese e che sono rimasti sotto sovranità europea dopo la fine del colonialismo. La tesi marocchina considera inoltre i regni e i sultanati precedenti allo Stato moderno come parte di una continuità politica che non può essere ignorata quando si giudicano le conquiste portoghesi e castigliane.

Un altro argomento particolarmente efficace sul piano politico è il confronto con Gibilterra. Se la Spagna sostiene che la presenza britannica sul promontorio debba essere superata attraverso la decolonizzazione, Rabat può chiedere perché la presenza spagnola sulla costa nordafricana debba essere trattata in modo opposto. L’analogia è intuitiva, ma diventa meno lineare quando si confrontano trattati, status ONU e popolazioni interessate.

Che cosa dice davvero il diritto internazionale

Il diritto internazionale non funziona come un catasto mondiale nel quale sia sufficiente cercare il proprietario di un territorio. Nelle controversie di sovranità contano titoli storici, trattati, esercizio effettivo dell’autorità, comportamento degli Stati nel tempo e, nei casi di decolonizzazione, principi come autodeterminazione e integrità territoriale.

Non è in discussione chi amministri oggi Ceuta e Melilla. La Spagna esercita pienamente l’autorità sulle due città, che applicano il suo ordinamento e sono inserite nelle sue istituzioni. Il punto controverso è se il Marocco disponga di un titolo giuridico superiore capace di prevalere sui titoli storici e sull’esercizio secolare della sovranità spagnola.

Per Ceuta, Madrid può richiamare il passaggio dal Portogallo alla Spagna e il trattato del 1668. Per Melilla può indicare un controllo iniziato nel 1497 e successivi accordi con il Marocco. Non esiste una sentenza di una corte internazionale che abbia annullato questi titoli e attribuito le due città a Rabat.

Integrità territoriale e autodeterminazione non sono formule automatiche

L’integrità territoriale è un argomento centrale nella posizione marocchina, ma non risolve da sola la controversia. Prima di invocarla occorre stabilire che il territorio rivendicato facesse parte dell’unità territoriale che dovrebbe essere ricomposta. È proprio questo passaggio a essere contestato nel caso di Ceuta e Melilla.

Anche l’autodeterminazione richiede cautela. Le due città non sono oggi amministrate come territori separati in attesa di indipendenza, ma come parti dello Stato spagnolo con popolazione permanente e rappresentanza politica. Qualunque ipotetico cambiamento di sovranità dovrebbe confrontarsi anche con questa realtà, senza che ciò significhi che esista già un referendum internazionale capace di risolvere il contenzioso.

Che cosa significa l’assenza di Ceuta e Melilla dalla lista ONU

Le Nazioni Unite mantengono un elenco di 17 territori non autonomi sottoposti al processo di decolonizzazione. Fra questi figurano Gibilterra e Sahara occidentale. Ceuta e Melilla no.

Da questo dato si possono ricavare due conclusioni prudenti. La prima è che le due città non hanno oggi lo stesso status internazionale di decolonizzazione attribuito dall’ONU a Gibilterra e Sahara occidentale. La seconda è che la richiesta marocchina di trattarle come territori non autonomi non è stata incorporata nell’attuale sistema ONU.

Non si può però trasformare questa assenza in una sentenza. Le Nazioni Unite non hanno pronunciato un giudizio definitivo che attribuisca la sovranità delle città alla Spagna contro il Marocco. Non essere nella lista dei territori non autonomi significa non essere sottoposti a quel particolare meccanismo di decolonizzazione, non avere ricevuto una certificazione universale e irrevocabile di sovranità.

La letteratura giuridica tende comunque a considerare più solida la posizione spagnola sulle due città rispetto a quella marocchina. Uno studio del giurista Jamie Trinidad pubblicato sull’International & Comparative Law Quarterly conclude che la pretesa marocchina su Ceuta e Melilla è relativamente debole, mentre individua argomenti potenzialmente diversi per alcuni possedimenti minori. È una valutazione accademica autorevole, non una decisione giudiziaria.

Non esistono solo Ceuta e Melilla: gli altri territori spagnoli davanti al Marocco

Lungo la costa marocchina esistono anche piccoli territori sotto controllo spagnolo. Vengono spesso accomunati alle due città, ma le loro caratteristiche e la loro posizione giuridica non sono necessariamente identiche.

Territorio Origine della presenza iberica o spagnola Situazione attuale
Ceuta Conquistata dal Portogallo nel 1415; rimasta alla Spagna dal XVII secolo Città autonoma con popolazione permanente
Melilla Sotto controllo castigliano dal 1497 Città autonoma con popolazione permanente
Peñón de Vélez de la Gomera Presenza spagnola stabile dal 1564 Piccolo presidio spagnolo
Alhucemas Sotto controllo spagnolo dal 1673 Arcipelago con presidio spagnolo
Isole Chafarinas Sotto controllo spagnolo dal 1848 Arcipelago con presenza spagnola
Perejil Sovranità contestata Status irrisolto dopo la crisi del 2002

La differenza più evidente riguarda la popolazione. Ceuta e Melilla sono città con decine di migliaia di residenti, istituzioni e vita civile. Vélez de la Gomera, Alhucemas e Chafarinas sono invece territori minuscoli, senza una popolazione civile paragonabile e mantenuti attraverso presidi dello Stato spagnolo. Anche per questo non è corretto applicare automaticamente a tutti gli stessi argomenti utilizzati per Ceuta e Melilla.

Perejil e la crisi del 2002

Il caso più noto è Perejil, piccolo isolotto disabitato vicino a Ceuta. Nel luglio 2002 alcuni gendarmi marocchini vi si installarono e la Spagna reagì pochi giorni dopo con un’operazione militare che riportò l’isola sotto controllo spagnolo senza vittime. Con la mediazione statunitense, Madrid e Rabat concordarono poi il ritorno alla situazione precedente, senza presenza stabile di forze, funzionari o simboli di sovranità.

La crisi risolse l’emergenza ma non la titolarità dell’isolotto. Perejil resta un esempio particolarmente chiaro di come Spagna e Marocco possano arrivare a uno scontro molto duro e, nello stesso tempo, preferire un equilibrio ambiguo a una soluzione definitiva della controversia.

Il paradosso di Gibilterra: perché la Spagna la rivendica ma non considera equivalenti Ceuta e Melilla

È l’obiezione più forte alla posizione spagnola. Madrid considera Gibilterra un territorio da decolonizzare; Rabat può quindi chiedere perché lo stesso principio non dovrebbe applicarsi a due città europee sulla costa africana. Il parallelismo è politicamente potente, ma le due situazioni non coincidono.

Gibilterra passò alla Gran Bretagna attraverso il Trattato di Utrecht del 1713. La controversia moderna nasce dunque da una cessione territoriale formalizzata in un trattato e ancora oggi discussa, anche per quanto riguarda l’estensione esatta di ciò che fu ceduto.

Ceuta e Melilla hanno un percorso diverso. Non esiste un trattato attraverso il quale il Marocco moderno le abbia cedute alla Spagna e dal quale possa derivare un processo inverso di restituzione. Il principale elemento distintivo resta però l’ONU: Gibilterra è iscritta dal 1946 tra i territori non autonomi; Ceuta e Melilla non hanno questo status.

Neppure su Gibilterra, tuttavia, esiste una soluzione accettata da tutte le parti. La Spagna richiama la propria integrità territoriale. Il Regno Unito e le autorità di Gibilterra attribuiscono invece grande peso alla volontà degli abitanti. Nel referendum del 2002, organizzato a Gibilterra mentre Londra e Madrid discutevano un possibile modello di sovranità condivisa, la proposta fu respinta da quasi il 99% dei votanti.

Questo rende il confronto ancora più interessante. Se la volontà della popolazione viene considerata decisiva a Gibilterra, diventa difficile ignorarla a Ceuta e Melilla. Se invece si sostiene che l’integrità territoriale debba prevalere sulle preferenze degli abitanti, Rabat può utilizzare lo stesso ragionamento contro Madrid.

Il paradosso esiste quindi sul piano politico, ma non prova che i casi siano giuridicamente identici. Gibilterra ha una storia di cessione territoriale e uno status ONU specifico; Ceuta e Melilla hanno percorsi storici differenti e sono integrate nello Stato spagnolo senza essere classificate dall’ONU come territori da decolonizzare.

Il Sahara occidentale è ancora un caso diverso

Il Sahara occidentale viene spesso accostato a Ceuta e Melilla perché pesa enormemente nei rapporti tra Madrid e Rabat. Dal punto di vista internazionale, però, appartiene a una categoria diversa: figura dal 1963 nell’elenco ONU dei territori non autonomi e il suo processo di decolonizzazione è ancora considerato incompiuto.

Nel 1975 la Corte internazionale di giustizia esaminò i legami storici invocati dal Marocco. Riconobbe l’esistenza di alcuni rapporti di fedeltà tra il sultano marocchino e determinate tribù del territorio, ma non individuò un vincolo di sovranità territoriale tale da eliminare il diritto della popolazione del Sahara occidentale all’autodeterminazione.

Nello stesso anno Spagna, Marocco e Mauritania sottoscrissero gli accordi di Madrid. La Spagna abbandonò definitivamente il territorio nel 1976, ma il trasferimento di funzioni amministrative non risolse la questione della sovranità e il Sahara occidentale rimase nell’agenda ONU. Nel 1991 venne istituita la MINURSO, la missione delle Nazioni Unite nata anche in vista di un referendum che non è mai stato realizzato.

Dal 2022 il governo spagnolo considera il piano marocchino di autonomia la proposta più realistica per arrivare a una soluzione politica. È una svolta diplomatica importante nei rapporti con Rabat, ma non ha modificato lo status ONU del territorio. Questo basta a mostrare perché Sahara occidentale, Gibilterra, Ceuta e Melilla non possano essere trattati come versioni della stessa controversia.

Ceuta e Melilla sono Africa, Spagna, Unione Europea e Schengen allo stesso tempo

La loro posizione geografica produce anche uno status europeo particolare. Ceuta e Melilla fanno parte della Spagna e quindi del territorio dell’Unione Europea. Non appartengono però al territorio doganale dell’UE e non applicano il normale regime IVA unionale. Nelle due città opera invece un’imposta indiretta specifica, l’IPSI.

La particolarità riguarda soprattutto merci e fiscalità. Per le persone, un equivoco frequente consiste nel considerare Ceuta e Melilla fuori dallo spazio Schengen. Non è così: l’acquis di Schengen si applica anche alle due città e i loro confini terrestri con il Marocco sono frontiere esterne di Schengen.

Esistono tuttavia controlli specifici per chi lascia Ceuta o Melilla diretto verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen. Il risultato è uno status insolito ma coerente: una persona si trova contemporaneamente in territorio spagnolo, nell’Unione Europea e nello spazio Schengen, mentre per merci e alcune imposte valgono regole diverse da quelle della Spagna continentale.

In caso di crisi militare interverrebbero NATO o Unione Europea?

Anche sul piano della difesa collettiva la collocazione africana delle due città crea una particolarità. L’articolo 5 del Trattato NATO stabilisce il principio della difesa collettiva, mentre l’articolo 6 ne delimita l’ambito geografico facendo riferimento, tra l’altro, al territorio degli Alleati in Europa o Nord America e ad alcune aree specifiche. Ceuta e Melilla si trovano sul continente africano e non sono nominate espressamente.

Da questo non deriva però che la NATO sarebbe necessariamente estranea a una grave crisi. L’allora segretario generale Jens Stoltenberg, interrogato sul tema nel 2022, ricordò i limiti geografici del trattato ma sottolineò anche che l’invocazione dell’articolo 5 è una decisione politica assunta per consenso dagli Alleati.

Esiste inoltre la clausola di assistenza reciproca dell’Unione Europea. L’articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull’Unione stabilisce che gli Stati membri devono prestare aiuto e assistenza a uno Stato membro vittima di un’aggressione armata sul proprio territorio. Questa disposizione non contiene la stessa delimitazione geografica nordatlantica dell’articolo 6 NATO.

In nessuno dei due casi è possibile prevedere in astratto quale sarebbe la risposta concreta a una crisi reale. Il punto utile è più semplice: la posizione africana rende particolare l’interpretazione territoriale del Trattato NATO, mentre l’appartenenza di Ceuta e Melilla alla Spagna e all’UE introduce un secondo livello di assistenza tra Stati europei.

Perché Spagna e Marocco convivono con una disputa che non vogliono portare alle estreme conseguenze

La rivendicazione marocchina è reale, ma non impedisce una cooperazione molto stretta tra i due Paesi. Madrid e Rabat devono gestire insieme frontiere, commercio, migrazioni, sicurezza, trasporti e rapporti economici. Trasformare la questione territoriale in uno scontro permanente avrebbe costi elevati per entrambi.

Dal 2022 i due governi hanno cercato di separare la disputa sulla sovranità dalla gestione quotidiana della relazione. La normalizzazione delle frontiere e delle dogane commerciali, la cooperazione sui flussi migratori e il rafforzamento dei rapporti economici mostrano che due Stati possono mantenere posizioni territoriali incompatibili e, nello stesso tempo, costruire meccanismi pratici di convivenza.

La migrazione resta il punto più sensibile. Le frontiere di Ceuta e Melilla sono uno dei luoghi nei quali la collaborazione delle autorità marocchine incide direttamente sulla pressione migratoria verso la Spagna e l’Unione Europea. Per questo ogni crisi alle frontiere produce immediatamente anche una crisi diplomatica. Attribuire automaticamente a Rabat la regia di ogni aumento degli attraversamenti sarebbe però una conclusione più forte delle prove disponibili nei singoli episodi.

Lo stesso vale per dogane, porti e sviluppo delle regioni marocchine circostanti: possono diventare strumenti di cooperazione oppure fattori di pressione senza che ciò equivalga a un tentativo immediato di cambiare la sovranità. Lo status quo resiste proprio perché, finora, entrambe le parti hanno trovato più conveniente gestire il conflitto che portarlo a una soluzione forzata.

Ceuta e Melilla potrebbero davvero diventare marocchine?

In teoria, nessun assetto territoriale è immutabile. Stati che hanno contestato una frontiera per decenni possono raggiungere accordi, condividere competenze o modificare la sovranità. Ma tra la possibilità teorica e ciò che appare realistico oggi esiste una distanza notevole.

La Spagna non tratta Ceuta e Melilla come territori sui quali esista una sovranità da negoziare. Le considera parte integrante del proprio territorio e non risulta un processo bilaterale destinato a preparare una cessione. Il Marocco, dall’altra parte, non ha rinunciato alla rivendicazione ma continua a negoziare con Madrid su quasi tutto ciò che riguarda la vita quotidiana attorno alle due città.

Un eventuale trasferimento dovrebbe inoltre confrontarsi con una realtà politica che nei secoli passati aveva un peso diverso: Ceuta e Melilla sono città popolate, dotate di istituzioni e pienamente inserite nel sistema spagnolo. Non esiste oggi un referendum concordato, un processo internazionale o un negoziato di cosovranità destinato a modificarne lo status.

Per questo, sulla base delle posizioni ufficiali attuali, lo status quo resta lo scenario più plausibile: la Spagna continua a esercitare la sovranità, il Marocco mantiene la rivendicazione e i due Paesi cercano di rendere gestibile tutto ciò che accade intorno alla controversia.

Perché la questione resta aperta senza essere una semplice decolonizzazione

Alla fine, la domanda iniziale mostra il proprio limite. Parlare di restituzione presuppone un titolo marocchino prevalente che la Spagna dovrebbe semplicemente riconoscere. La storia e il diritto internazionale non offrono una risposta così lineare.

Ceuta e Melilla sono sotto sovranità iberica da secoli, molto prima del protettorato del Novecento; sono integrate nello Stato spagnolo e non figurano tra i territori non autonomi delle Nazioni Unite. Il Marocco mantiene però una rivendicazione storica e politica reale, fondata sulla propria lettura dell’integrità territoriale e della decolonizzazione.

Gibilterra, Sahara occidentale e i piccoli possedimenti spagnoli dimostrano inoltre che non esiste una sola regola capace di risolvere tutti questi casi. Ogni territorio ha una storia, titoli e uno status internazionale propri. È questa differenza, più della semplice geografia, a spiegare perché Ceuta e Melilla continuino a essere spagnole mentre Rabat continua a considerare la questione territoriale non definitivamente chiusa.

Fonti principali e riferimenti

Fonti istituzionali e primarie

Approfondimento accademico

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