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Stufa a fungo: cos’è, a cosa serve, come funziona e costi

I – Stufe a Fungo: che cosa sono? Le stufe a fungo, dette anche funghi riscaldanti o termofunghi, sono popolarissime soluzioni per il riscaldamento degli spazi esterni, facili da avvistare tra i tavoli esterni di bar e ristoranti da cui vengono scelte per i bassi consumi, per la facilità di utilizzo e gestione, la mobilità e soprattutto per le qualità estetiche. Tutti i termofunghi infatti presentano accattivanti strutture in acciaio, con linee e forme diverse, sovrastate da un allegro e funzionale cappello. Alcuni modelli inoltre (detti ad obelisco o stufe a piramide) presentano, dopo una griglia di protezione in acciaio, una struttura cilindrica trasparente in cui brucia una fiamma viva guizzante e molto alta capace di aggiungere una bella nota di colore in ogni ambiente.

II – Stufe a fungo: a che cosa servono? Le stufe a fungo vengono principalmente utilizzate per riscaldare ambienti esterni di dimensioni comprese tra i 20 ed i 35 metri quadrati, a seconda della potenza garantita dal singolo modello. Sono perfette per riscaldare gli spazi esterni di bar, pub e ristoranti che spesso, se non dispongono di una corte esterna o di una sala fumatori, scelgono di piazzarne uno o due vicino all’ingresso del locale per delimitare una confortevole area fumatori. In ambito residenziale invece rappresentano la soluzione perfetta per rendere accogliente terrazzi e giardini. Negli spazi interni i termofunghi sono meno diffusi, per motivi che approfondiremo nel prossimo paragrafo, ma alcuni modelli di dimensioni più ridotte trovano comunque simpatici utilizzi come graziosi centrotavola o riscaldamento supplementare per notti particolarmente fredde o per stanze da bagno e lavanderie molto umide.

III – Stufe a fungo: come funzionano? Come abbiamo osservato sin qui le stufe a fungo vengono utilizzate principalmente negli spazi esterni, una propensione che è legata al funzionamento dei funghi riscaldanti: molti modelli infatti sfruttano la combustione di gas propano da bombola che, a causa di possibili fumi dannosi, non è raccomandata – e a volte direttamente vietata – negli spazi interni, specialmente se questi non godono di areazione e ventilazione adatta.

  • Entrando nel dettaglio del funzionamento dei modelli a gas, possiamo vedere come montino nella parte bassa una bombola GPL che, oltre ad attribuire stabilità alla struttura, per mezzo di un tubo flessibile fornisce il combustibile che alimenta un sistema calorifico ad infrarossi. Una valvola termica assicura piena combustibilità al gas mentre le griglie in acciaio riducono le emissioni di scarto. Un cappello, che potrà essere direzionabile e di diverse dimensioni per aumentare o concentrare l’irraggiamento del calore, completa la struttura.
  • I consumi, ovverosia il numero totale di ore trascorse con la stufa accesa tra un cambio di bombola e l’altro, vengono dettati principalmente dalle specifiche dell’unità scelta e dalla metratura della superficie che si intende riscaldare ma, generalmente, i termofunghi a gas si comportano in modo veramente esemplare.
  • Il calore viene diffuso per irraggiamento e pertanto aumenterà con la vicinanza al fungo. Sotto il fungo il caldo sarà intenso, piacevole, asciutto e mai asfissiante mentre il resto dell’ambiente godrà invece di un sano torpore accogliente ed invitante.
  • Dal punto di vista pratico invece le stufe a fungo possono risultare invadenti negli spazi piccoli ma anche diventare complementi d’arredo importanti se ben proporzionate e ben posizionate rispetto all’ambiente circostante. Il peso aggiunto alla base dalla bombola rende il trasporto un po’ più difficile ma conferisce molta stabilità: un elemento importante per queste stufe che hanno nel ribaltamento accidentale la loro più grande debolezza. Altro aspetto pericoloso, ma solo in caso di disattenzione, quello rappresentato da alcuni punti del cappello che saranno molto molto caldi.
  • Il funzionamento dei modelli elettrici invece è garantito da lampade alogene che garantiscono sempre bassi consumi anche se meno vantaggiosi (parlando di stufe di grandi dimensioni) rispetto a quelli assicurati dai modelli a gas. Al contrario i modelli più piccoli (intesi come quelli adatti a venir spostati con una mano ed essere appoggiati sopra tavoli e comodini) rimangono più convenienti di molte stufe elettriche.
  • Le componenti meccaniche come fusto, griglie in acciaio e cappello si comportano, essenzialmente, in maniera analoga a quella già descritte in precedenza e le uniche differenze significative col modello a gas si hanno in una qualità del calore che può lasciare una sensazione, estremamente soggettiva, di ‘artificialità’ e nel rischio di ribaltamento che in questi modelli è più accentuato dalla presenza del filo che li connette alla rete elettrica e dalla minore stabilità dovuta alla base più leggera.

IV – Stufe a fungo: quanto costano? I costi dei funghi riscaldanti si possono adattare ad ogni budget grazie ad una ampia forbice di prezzi che passa dai 50,00 euro dei modelli più piccoli ai 750,00 euro circa per i modelli più grandi, adatti a riscaldare aree più ampie e che prestano anche molta attenzione al design. Le soluzioni più diffuse si attestano attorno ai 300,00 euro circa ed offrono prodotti solidi, affidabili e spesso garantiti. Infine non va trascurata l’interessante scontistica riservata a chi intenda acquistare più unità contemporaneamente che offre possibilità decisamente interessanti.