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Un progetto australiano per ottenere bioplastica dagli scarti del cotone

La plastica è una materia che ormai fa parte integrante della vita in quanto viene utilizzata per una illimitata quantità di impieghi, anche sei suoi resti costituiscono un notevolissimo problema per l'inquinamento dell'ecosistema.

Un interessante progetto australiano

La possibilità di produrre una plastica biodegradabile con basso impatto ambientale fa parte di un interessante progetto sviluppato da un gruppo di studiosi della Deakin University che hanno studiato un programma in grado di convertire gli scarti della lavorazione del cotone in questo prodotto biologico.

Nel momento in cui le fibre del cotone vengono separate dal resto della pianta, si produce una materia di scarto (chiamato linter) che sarebbe destinato agli inceneritori.

La dottoressa Maryan Neabe insieme al suo team di ricercatori australiani ha progettato un sistema tramite cui il linter, prodotto in quantità di oltre 29 tonnellate annue, può trasformarsi in bioplastica.

Le procedure di questa innovativa metodologia prevedono un preventivo scioglimento degli scarti di cotone fino alla produzione di un polimero liquido, da cui si ottiene il film bioplastico.

Oltre a regalare una seconda vita alle fibre naturali del cotone, il progetto dell'Università Australiana consente di ottenere una plastica biologica che, a differenza di quella sintetica, per la sua produzione non prevede l'impiego di sostanze tossiche e inoltre rende più sicura ed economica la sua sintesi.

In un futuro dove risulta quasi impossibile fare a meno di un materiale tanto versatile come la plastica, è quindi estremamente interessante la possibilità di riuscire a produrla sotto forma di sostanza biodegradabile al 100%.

Questo progetto è in grado di contribuire al potenziamento dell'economia circolare, anche in rapporto al fatto che i produttori di cotone possono ottenere maggiori guadagni derivanti anche dalla vendita degli scarti di lavorazione del cotone.

Il minor utilizzo di sostanze tossiche per la sintesi di plastica limita inoltre le emissioni di anidride carbonica derivanti dall'incenerimento del linter.

Un viaggio in Australia può offrire a ricercatori e studiosi di questo interessante settore l'opportunità di approfondire i principi scientifici per la produzione della bioplastica, una materia destinata a un impiego sempre maggiore.

Come fare per entrare in Australia

L'entrata nel paese è condizionato dall'ottenimento del visto Australia, un documento dedicato a viaggiatori in possesso di passaporto valido e rilasciato presso uno dei trentacinque paesi Europei.

Il visto e-visitor ha la durata di dodici mesi e consente una permanenza in Australia non superiore ai novanta giorni, per due scopi:
– visto turistico e-visitor, che autorizza l'entrata nel paese per motivi turistici, per seguire corsi di studio oppure per incontrare parenti o amici;
– visto business e-visitor, che permette di svolgere attività lavorative non retribuite presso strutture australiane, sempre per un periodo massimo di tre mesi.

Per ottenere il visto Australia è necessario compilare un modulo disponibile on-line sul sito Visum-Australien.ch che deve essere abbinato al numero del passaporto in corso di validità.

La richiesta per questo documento, che può essere inoltrata unicamente tramite web, permette di ottenere il visto Australia in breve tempo, spesso entro 24 ore, dopo l'approvazione da parte delle autorità competenti.

Il visto, contenente il numero di concessione e la data di validità del permesso, deve essere sempre disponibile durante tutta la durata del soggiorno in Australia, dato che contiene tutti i dati necessari per l'entrata nel paese.

Qualora la richiesta dovesse venire respinta, è necessario recarsi presso un'Ambasciata oppure un Consolato australiano per ottenere il visto di persona, dopo la presentazione di tutta la documentazione.

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