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L’importanza delle Fiabe spiegata dallo psicologo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un acceso dibattito riguardo le funzioni psicologiche e pedagogiche delle fiabe. Alcuni ritengono che al giorno d'oggi sia controproducente presentare ai bambini storie in cui si parla di re e principesse, maghi e fate, dato che questo potrebbe rappresentare un ostacolo allo sviluppo di una mentalità razionale e ben adattata alla nostra società tecnologica.

Altri ritengono, invece, che i temi trattati nelle fiabe abbiamo un carattere universale, che i personaggi simboleggino figure presenti nel mondo reale dei bambini e che possa coesistere una visione magica e poetica della vita, con una razionale e scientifica. Altri ancora rifiutano le fiabe “classiche” ed optano per le fiabe “moderne” in cui i personaggi e le vicende appartengono al mondo di oggi, se pur con qualche elemento surreale (come nelle fiabe di Rodari).

Abbiamo chiesto al Dott. Cosimo Santi, psicologo Firenze, quale fosse la sua opinione riguardo questo tema che è certamente d'interesse per tutti i genitori e gli insegnanti che lavorano nelle scuole dell'infanzia e in quelle primarie.

Lo psicologo ci ha spiegato che la fiaba, sia nella sua forma classica sia in quella moderna, doverebbe essere considerata, analogamente al gioco, un elemento essenziale per la crescita psicologica del bambino e ciò per almeno due ragioni. Vediamole nel dettaglio.

La fiaba favorisce la sviluppo emotivo.

L'ascolto o la lettura ripetuta di una fiaba, porta il bambino ad affezionarsi ai personaggi che diventano parte del suo modo interno, si identifica con loro, nel senso che il piccolo partecipa emotivamente alle vicissitudini narrate, partecipa agli sforzi dei protagonisti per uscire dalle difficoltà e per superare i problemi. Ad esempio, ascoltando la fiaba di Hansel e Gretel, un bambino può identificarsi con uno dei due fratellini, vivere la sua angoscia nel trovarsi sperduto nel bosco, provare la gioia di trovare una casa di marzapane, sperimentare l'ingegno e il coraggio per sfuggire alla crudeltà della strega.

Per un bambino, il fatto di vivere emozioni forti come la paura (basti pensare alla fiaba di Pollicino) in una situazione “protetta”, nel senso della presenza rassicurante di un adulto che gli vuole bene e lo aiuta a collocare la vicenda paurosa su un piano di irrealtà, può agire come una sorta di “vaccino” che lo predispone ad affrontare meglio le grandi paure della vita che si presenteranno in seguito, nella realtà.

La fiaba favorisce lo sviluppo sociale del bambino.

Le fiabe presentano spesso situazioni sociali complesse dalle quali è possibile cogliere elementi evolutivi per lo sviluppo del bambino. Sono questi i casi in cui certe forme di rapporti sociali sono indispensabili per superare le difficoltà della storia: ad esempio la collaborazione del protagonista con alcuni “aiutanti”, ciascuno dei quali dotato di particolari abilità (come succede in Pinocchio) o nei casi in cui la vicenda si poggia sulla competizione leale dei protagonisti (come succede in Il Figlio del Mugnaio).

Nelle fiabe sono presenti, inoltre, personaggi dotati di qualità positive come l'intelligenza, la prudenza, la costanza, il coraggio, la bontà d'animo; ma anche aspetti negativi come la sventatezza, la crudeltà, la paura di crescere ecc…

Vi è dunque la possibilità di discutere con i bambini dei vari modi di essere dei personaggi e utilizzare le fiabe come prezioso mezzo per trarre spunti psicologici interessanti, aiutandoli così a strutturare un crescente senso di se stessi e della realtà che li circonda.

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