Facciamo chiarezza sui Parkinsonismi, disturbi ancora poco conosciuti

Con la parola Parkinsonismi viene descritto un gruppo abbastanza eterogeneo di patologie neurologiche, con manifestazioni cliniche anche diverse tra loro, tutte accomunate però da un disturbo del movimento. Alcune di queste malattie sono state ben codificate e descritte nelle loro caratteristiche salienti, mentre altre rimangono ancora verosimilmente da inquadrare definitivamente. La compromissione del movimento presenta caratteristiche almeno in parte sovrapponibili a quelle della ben nota malattia di Parkinson, ovvero rigidità, rallentamento, inerzia e talora tremore: da qui il termine utilizzato.

Come vengono definiti i parkinsonismi?

I parkinsonismi vengono talora denominati “Parkinson plus o atipico”, in quanto somigliano alla malattia di Parkinson ma, rispetto a questa, presentano variazioni significative del quadro clinico, talora con sintomi estremamente tipici. L’atipia, tuttavia, caratterizza anche gli aspetti prognostici e terapeutici, in quanto i parkinsonismi sono vessati da sintomi gravi, come la demenza, le allucinazioni e la tendenza alle cadute, e tendono a rispondere poco, e male, alla terapia con levodopa. Questa scarsa risposta, unitamente ai sintomi non motori, determina un rapido deterioramento del Paziente con pesanti implicazioni a livello personale, familiare, lavorativo e sociale.
I parkisonismi atipici rappresentano una frazione minoritaria delle malattie extrapiramidali, ma l’incremento della vita media della popolazione e le difficoltà nella diagnosi, che spesso arriva tardivamente, rende questo disturbo tutt’altro che trascurabile.

Il parkisonismo iatrogeno

Una delle forme più comuni di parkinsonismo è quello iatrogeno, ovvero quello che deriva dall’assunzione di farmaci capaci di alterare la dinamica della dopamina a livello cerebrale. Tra questi vale indubbiamente la pena di ricordare gli antipsicotici, utilizzati in alcune condizioni psichiatriche o, non di rado impropriamente, come sedativi nei pazienti anziani. Nel giovane è più frequente l’insorgenza dopo assunzione di sostanze stupefacenti, come cocaina e anfetamina. Il quadro è in genere spontaneamente reversibile del giro di alcuni mesi, ovviamente a partire dalla sospensione del farmaco o dello stupefacente.

La paralisi sopranucleare progressiva

Nel caso della paralisi sopranucleare progressiva, abbreviata come PSP, è presente un sintomo tipico caratterizzato da instabilità posturale con tendenza alle cadute. Il profilo psichico del soggetto ne risulta alterato, con disturbi di memoria e cambiamenti della personalità, cosa che complica –  e non di poco – la convivenza con i familiari e l’aderenza alle terapie. Alla valutazione neurologica può emergere un difetto nella motilità oculare, ovvero il soggetto è impossibilitato a guardare in basso: questo elemento, peraltro, può rendere pericolose attività banali, come evitare ostacoli o scendere le scale di casa.

L’atrofia multisistemica

Nella cosiddetta atrofia multisistemica si ha invece un coinvolgimento del sistema nervoso autonomo, ovvero di quel sistema che si occupa normalmente di mantenere e regolare le attività spontanee del nostro corpo, come il mantenimento della frequenza cardiaca, la deglutizione, l’adeguamento della pressione arteriosa ecc. Il quadro clinico può essere anche estremamente variabile, e la diagnosi è in genere difficoltosa e raramente immediata.

Il parkinsonismo vascolare

Nelle cosiddette forme vascolari, gli squilibri a livello cerebrale avvengono non per mezzo di processi involutivi o degenerativi, ma più semplicemente per effetto di eventi ischemici più o meno numerosi ed estesi, ma che colpiscono in modo “strategico” i nuclei della base. L’andamento è solitamente a gradini, ovvero il quadro può rimanere stabile anche a lungo, ma all’improvviso presenta un peggioramento nel momento in cui si crea una nuova, piccola lesione ischemica o emorragica. Oltre ai sintomi motori, possono presentarsi altri segni neurologici focali in base alla sede e all’estensione del danno vascolare. La risposta alla somministrazione di levodopa è variabile e dipende anch’essa dalla sede delle lesioni. In questi casi è inoltre fondamentale limitare il peggioramento intervenendo su tutti quei fattori che possono ridurre gli eventi vascolari avversi.

La degenerazione cortico-basale

Nella degenerazione cortico-basale, infine, l’interessamento dei nuclei della base – elemento tipico – si associa ad una alterazione della corteccia cerebrale (questo binomio è infatti responsabile della peculiare denominazione). Da una parte il quadro clinico presenta, dunque, sintomi più tipici del disordine motorio parkinsoniano, con rigidità e bradicinesia; dall’altro saranno invece presenti alterazioni e compromissioni delle funzioni corticali superiori, con demenza, disturbi della sensibilità, disturbi nei processi logico matematici e addirittura neglect. Quest’ultimo aspetto è responsabile del peculiare fenomeno dell’arto alieno: il soggetto riconosce come “non proprio” uno dei propri arti.

La terapia dei parkinsonismi non può dunque prescindere dal trattare non solamente i sintomi motori, peraltro solo in parte responsivi, ma anche tutta la sintomatologia accessoria; è importante avvalersi anche di terapie non farmacologiche, come ad esempio la fisioterapia e la riabilitazione o ancora la terapia occupazionale.

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