LIBANO -

Dietro ai terroristi suicidi ci sarebbe la mano dello Stato Islamico. ISIS avrebbe rivendicato l’attacco portato nella capitale: punire i miliziani di Hezbollah per la guerra in Siria

Residents and Lebanese army members inspect a damaged area caused by two explosions in Beirut's southern suburbs, Lebanon

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dal nostro corrispondente a Beirut, Francesco Ermini

Oggi, giovedì 12 novembre, due kamikaze si sono fatti saltare in aria in una strada molto affollata a sud di Beirut, uccidendo 43 persone e ferendone almeno 200. Le autorità libanesi sostengo che il bilancio sia destinato a salire. L’attacco è avvenuto nell’ora di punta serale nel quartiere Burj al-Barajneh, situato nella parte sud della città a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale Rafiq Hariri, controllato dalle milizie di Hezbollah. L’attentato sembra avere come obiettivo proprio questi ultimi, a causa del loro ruolo attivo nella guerra civile siriana. Nell’area, non lontano dal luogo della strage, si trova anche uno dei campi che ospitano i rifugiati palestinesi.

 

I testimoni parlano di una prima esplosione avvenuta poco fuori da un chiosco di caffè ad un angolo della zona conosciuta anche come Ain al-Sikke, seguita a pochi minuti di distanza da una seconda, che ha investito quanti stavano accorrendo in soccorso dei primi feriti. Dai primi riscontri sembra che gli attentatori fossero quattro: due che hanno azionato gli esplosivi, un terzo colpito nella seconda esplosione e un altro non riuscito a portare a termine il proprio compito suicida e arrestato dalle autorità. I tre rimasti uccisi sarebbero un siriano e due palestinesi. Poco lontano dal luogo della strage si trova un ospedale, ritenuto obiettivo del terzo attentatore, gestito da una delle tante organizzazioni con finalità sociali collegate al partito Hezbollah. Ed è lì che sono stati trasportati i numerosi feriti, sia con le ambulanze sia con mezzi improvvisati come carrelli e banchi della frutta.

 

Una fonte locale non confermata cita anche il gesto di un cittadino libanese di nome Adel Termous di 30 anni, che si sarebbe lanciato sul secondo attentatore, un attimo prima dell’esplosione impedendo che il bilancio della strage fosse ancora più grave. Le forze di sicurezza libanesi hanno isolato la zona, creando check point rendendo impossibile l’avvicinamento al luogo colpito. A seguito della rivendicazione da parte dell’ISIS, l’episodio sarebbe da collegare alla partecipazione delle migliaia di guerriglieri del “Partito di Dio” sciiti impiegati al fianco delle forze filo-governative nella guerra siriana. Il primo ministro libanese Tamman Salam, a seguito di questi eventi, ha annunciato che domani venerdì sarà osservata una giornata di lutto nazionale.