CINA (PRC) -

Pechino ordina l’isolamento di esponenti governativi e del Partito Comunista Cinese in rapporti stretti con il regime nordcoreano. Basterà per frenare l'imprevedibile Kim Jong Un?

Liu Yunshan Kim Jong Un

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Si chiama “Korea Mission Center” ed è la task force creata dalla CIA con l’obiettivo di monitorare e ostacolare il programma nucleare e missilistico del regime nord-coreano. La struttura, che avrà risorse a disposizione e funzioni simili ai “Mission Center” degli Stati Uniti operativi in altri scacchieri strategici (Africa, Medio Oriente, antiterrorismo), è l’ennesimo segnale dell’escalation di tensioni tra Pyongyang e l’Amministrazione Trump.

 

Se gli Stati Uniti sembrano dunque intenzionati a mantenere alto il livello dello scontro – per ora solo verbale – con la Corea del Nord, l’altra superpotenza coinvolta direttamente in questa crisi, vale a dire la Cina, sta conducendo una partita completamente diversa.

 

Dall’incontro di Mar-a-Lago, in Florida, dello scorso 7 aprile, il presidente Donald Trump ha ottenuto da Xi Jinping rassicurazioni sul fatto che Pechino allenterà i rapporti con il “protetto” Kim Jong Un, in modo da costringerlo a moderare i toni nei confronti di Washington e, soprattutto, per impedirgli di effettuare nuovi test missilistici che verrebbero considerati dagli USA una dichiarazione di guerra.

 

TRUMP XI JINPING(Trump e Xi Jinping a Mar-a-Lago, Florida, il 7 aprile 2017)

 

Adesso, a un mese di distanza da quel vertice, le contromisure auspicate da Trump stanno pian piano emergendo. Oltre che congelare le importazioni di carbone dalla Corea del Nord e le esportazioni di petrolio, Xi Jinping ha infatti dato ordine di isolare quella cerchia di funzionari del governo e del Partito Comunista Cinese (PCC) considerati vicini al regime di Kim Jong Un. Si tratta di un piano che, in realtà, era stato avviato ben prima dell’insediamento di Trump. Nel 2012, poco dopo l’elezione a presidente Xi Jinping aveva infatti nominato Sun Chunlan capo del Dipartimento per il Coordinamento Internazionale del PCC al posto di Wang Jiarui, ritenuto troppo vicino alla dinastia dei Kim.

 

Adesso, nella lista degli “attenzionati” stilata da Xi Jinping compaiono nomi di un certo calibro dell’establishment cinese. Tra questi c’è Zhang Dejiang, speaker del National People’s Congress (NPC), il parlamento cinese. Da giovane, Dejiang ha trascorso un periodo di studi a Pyongyang e da allora ha mantenuto stretti rapporti con la famiglia dei Kim.

 

Zhang Dejiang,(Da sinistra Zhang Dejiang e Xi Jinping)

 

Nel mirino è finito anche Liu Yunshan (nella foto in apertura), membro della segreteria del PCC e vicepresidente del Comitato di Sicurezza Nazionale (Zhonqquo Quojia Anquan Weiyuanhui). In questa operazione di repulisti Liu Yunshan è una figura chiave per tre motivi: supervisiona i servizi di intelligence cinesi, e non avere il controllo totale di questo ruolo è un errore che la leadership di Pechino non può commettere in una fase così delicata; deve la sua ascesa politica a due ex presidenti cinesi pro Corea del Nord, vale a dire Jiang Zemin (1993-2003) e Hu Jintao (2003-2013), predecessore di Xi Jinping; è stato visto di recente a braccetto con Kim Jong-un in una parata militare a Pyongyang, cosa che evidentemente non deve essere stata considerata “opportuna” da Xi Jinping.

 

Pechino punta dunque sul soft power per evitare che degeneri la situazione nella penisola coreana. Basterà per porre un freno all’imprevedibile Kim Jong Un?

di Rocco Bellantone