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La scoperta di nuovi pozzi di idrocarburi a largo dell’arcipelago nell’Atlantico meridionale ha innescato nuove tensioni tra Argentina e Regno Unito

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di Rocco Bellantone

Gas, orgoglio patriottico e fughe di notizie. L’ultima disputa sulle Isole Falkland/Malvinas tra i governi di Buenos Aires e Londra continua ad arricchirsi di nuovi elementi. L’ennesimo capitolo del contenzioso ha avuto inizio lo scorso 2 aprile, quando le società energetiche britanniche Premier Oil, Rockhopper Exploration e Falkland Oil & Gas hanno annunciato la scoperta di petrolio e gas in uno dei pozzi del giacimento offshore di Zebedee situato a nord delle Isole, dove posseggono quote delle attività esplorative rispettivamente del 35%, 40% e 25%. Le tre aziende britanniche hanno inoltre comunicato che effettueranno test anche nei giacimenti situati nell’area di Elaine/Isobel, a sud del bacino del North Falkland.

 

Come era prevedibile, l’Argentina ha reagito alla notizia rivendicando i diritti di esplorazione al largo delle Isole. Affermazioni rispedite al mittente dalla Gran Bretagna, che fa valere il risultato del referendum sulla sovranità delle Falkland del 2013, conclusosi con un plebiscito a favore di Londra.

 

La storia della disputa tra Londra e Buenos Aires

È dal 2010 che Argentina e Regno Unito sono tornate a sfidarsi sulla questione, nel momento in cui sono state effettuate le prime scoperte di idrocarburi in queste acque. La disputa sulle Falkland/Malvinas, come noto, ha però una storia ben più lunga. Il Regno Unito le governa dal 1833, ma da allora l’Argentina ne ha sempre rivendicato il controllo in nome di un’eredità derivata dalla loro appartenenza all’ex impero spagnolo.

 

L’episodio chiave si consuma un secolo e mezzo dopo, con la guerra lampo del 1982. In risposta all’invasione delle Isole da parte dell’esercito argentino, il primo maggio di quell’anno il primo ministro britannico Margaret Thatcher invia una task force a difesa dell’arcipelago. Il conflitto dura 45 giorni e si conclude con la sconfitta degli argentini. Il bilancio è di quasi mille morti, tra cui 700 militari argentini, 255 soldati britannici e tre abitanti delle Isole.

 

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La desecretazione dei documenti della guerra

In coincidenza con la recente scoperta di nuove riserve di idrocarburi, la presidente Cristina Kirchner ha rispolverato i vecchi dissapori provando a fare leva sull’orgoglio del popolo argentino, con l’obiettivo – secondo i suoi detrattori – di distrarre l’attenzione pubblica dalla crisi economica del Paese. Il 2 aprile, nel giorno del trentatreesimo anniversario dell’occupazione argentina e della commemorazione dei caduti in guerra, la Kirchner ha annunciato e firmato il decreto di desecretazione della documentazione relativa al periodo del conflitto. Presenti insieme a lei al momento della firma il capo di gabinetto Anibal Fernandez e il ministro della Difesa Agustin Rossi. Il provvedimento è stato pubblicato in Argentina sulla gazzetta ufficiale e da oggi, martedì 7 aprile, il ministero della Difesa avrà 30 giorni lavorativi di tempo per permettere agli argentini di consultare i documenti.

 

L’autogol della Difesa britannica e le rivelazioni di Snowden

A inasprire i rapporti tra Argentina e Regno Unito ha contribuito nelle ultime settimane anche il governo britannico. A fine marzo il segretario della Difesa britannico, Michael Fallon, ha comunicato l’intenzione di trasferire dall’Afghanistan alle Falkland degli elicotteri da trasporto Chinook e affermato che nei prossimi dieci anni verranno investiti 180 milioni di sterline (oltre 240 milioni di euro) per migliorare le difese dell’arcipelago. Parole che si scontrano però con quanto avvenuto lunedì 6 aprile, quando per un errore di codifica il ministero della Difesa britannico ha pubblicato sul suo sito l’intero sistema di difesa delle Isole Falkland contenente l’esatta collocazione di campi di volo, coordinate Gps di caserme e depositi di munizioni. Un vero e proprio autogol per Londra, di cui adesso potrebbe provare ad approfittare il governo argentino.

 

Difficile stabilire se questo episodio possa essere collegato alle recenti rivelazioni dell’ex agente della NSA (National Security Agency) Edward Snowden, il quale ha diffuso dei documenti che testimonierebbero i tentativi del Regno Unito di spiare il governo argentino tra il 2006 e il 2011. Snowden ha puntato il dito contro il GCHQ, l’equivalente britannico della NSA americana, che avrebbe architettato un piano per raccogliere informazioni e per diffondere in rete informazioni false per screditare Buenos Aires. Insomma, la telenovela delle Isole Falkland/Malvinas è ripartita a pieno regime. Non resta che attendere la prossima puntata.

@RoccoBellantone